Una settimana senza linea telefonica e senza connessione Wi-Fi. Questa è la realtà che stanno vivendo i residenti di Donnici, frazione del comune di Cosenza, dove il blackout delle comunicazioni ha sollevato l’indignazione dell’ex sindaca Eva Catizone.
Il guasto prolungato sta colpendo duramente chi risiede nelle contrade e nelle zone rurali, territori che senza il supporto tecnologico rischiano di sprofondare in un isolamento totale.
Il peso della rappresentanza e i diritti dei cittadini
La critica dell’ex prima cittadina non si limita alla gestione tecnica del guasto, ma punta il dito contro il silenzio delle istituzioni locali di fronte ai giganti della telefonia. Pur riconoscendo la responsabilità diretta delle aziende fornitrici del servizio, Eva Catizone sottolinea come il ruolo di chi amministra debba andare oltre la gestione burocratica delle autorizzazioni.
“La vergogna continua e non si ferma. Rappresentare vuol dire anche questo. Difendere i diritti dei concittadini per garantire in questo caso la comunicazione. Altrimenti ci si riduce ad essere tristi passacarte che firmano ordinanze per lavori di posa dei cavi che per noi cittadini sanno solo di disagi.”
Secondo questa prospettiva, la politica locale dovrebbe esercitare una pressione maggiore su società come TIM per garantire tempi di intervento rapidi, evitando che la manutenzione delle infrastrutture diventi un onere esclusivamente a carico della cittadinanza in termini di disservizi.
Il divario tra centri urbani e zone rurali
L’interruzione dei servizi evidenzia una fragilità strutturale che colpisce in modo sproporzionato le aree periferiche. Per chi ha scelto di abitare fuori dal centro urbano, la connettività non è un lusso ma l’unico ponte rimasto con il resto del mondo. Il rischio paventato è che, senza una presa di posizione decisa, i tempi di ripristino possano dilatarsi in modo inaccettabile, rendendo queste zone sempre meno vivibili.
Il futuro delle comunicazioni e l’ipotesi satellitare
Di fronte all’inefficienza delle reti cablate tradizionali, emerge la suggestione di soluzioni alternative che svincolino il territorio dalla dipendenza dai cavi interrati. La lentezza nei ripristini spinge a guardare verso tecnologie più avanzate e meno legate alla logistica terrestre.
“Di questo passo possiamo sperare che la linea sarà ripristinata nel 2050? Forse meglio passare alla Starlink di Musk che utilizza satelliti piuttosto che cavi.”
Questa provocazione riflette l’esasperazione di una comunità che, stanca di attendere interventi sulle infrastrutture fisiche, inizia a valutare la transizione verso sistemi satellitari per garantire la continuità di un diritto fondamentale come quello alla comunicazione.



