La gestione dei parcheggi nell’area antistante l’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio è finita al centro di una dura contestazione.
Al centro della polemica c’è il vialone di accesso al polo sanitario, dove pazienti e familiari si troverebbero sistematicamente a fare i conti con sanzioni pecuniarie durante le ore dedicate alle cure. Francesco Di Lieto, vice presidente del Codacons e avvocato, ha preso posizione descrivendo la situazione come una forma di pressione economica esercitata su soggetti in condizioni di estrema fragilità.
La strategia del controllo nei poli oncologici
Secondo l’analisi di Di Lieto, l’attività dei controllori non sarebbe frutto di casualità ma di una precisa scelta operativa. La critica si concentra sulla decisione di presidiare con particolare rigore zone caratterizzate da un’utenza segnata dalla malattia.
“Non è sfortuna. È strategia – afferma Di Lieto –. Mandare personale a fare cassa nel vialone di un polo oncologico significa aver scelto, a tavolino, di banchettare sulla disperazione”.
Il legale sottolinea come l’applicazione delle sanzioni, in un simile contesto, colpisca persone fisicamente e psicologicamente provate. “È colpire chi è troppo stanco per difendersi, troppo malato per fare ricorso, troppo solo per gridare”, aggiunge il vice presidente del Codacons, richiamando la necessità di un approccio che tenga conto della specificità del luogo.
La disparità tra pubblico e privato
Un altro punto sollevato riguarda la presunta differenza di trattamento tra le strutture pubbliche e quelle private della città. Di Lieto evidenzia come, a suo avviso, non vi sia lo stesso zelo sanzionatorio nei pressi delle cliniche private, dove la gestione degli spazi sembra seguire logiche differenti.
“Dura lex sed lex? No. Nella stessa città ci sono due pesi e due misure – sostiene il legale –. Avete mai visto questo accanimento davanti alle cliniche private?”.
Secondo questa visione critica, si starebbe assistendo a una polarizzazione: da un lato aree dove la sosta è agevolata e dall’altro contesti come il Ciaccio dove il malato verrebbe percepito quasi come un bersaglio economico. “Lì, dove la salute è un business d’élite, il parcheggio è un tappeto rosso. Al Ciaccio il malato non è un utente da tutelare, ma un bersaglio da colpire”, dichiara Di Lieto.
L’impatto sui pazienti oncologici
L’aspetto più critico della denuncia riguarda il trattamento riservato a chi si sottopone a terapie pesanti come la chemioterapia. La mancanza di posti riservati o di una tolleranza legata alle condizioni di salute dei conducenti aggraverebbe il carico di chi frequenta l’ospedale.
“Il paziente che esce dalla chemio con le vene in fiamme e le gambe che tremano non trova un posto riservato, né un briciolo di umanità. Trova una sanzione”, afferma Di Lieto. Per l’esponente del Codacons, questa gestione riduce il percorso di cura di un individuo a una semplice voce contabile: “Per l’azienda che gestisce i parcheggi, il suo calvario è solo una riga in più nel bilancio”.
Il richiamo al codice umano e l’appello alle istituzioni
La questione sollevata non si limita alla regolarità formale dei verbali, ma investe il piano dell’etica e della proporzionalità dell’azione amministrativa in ambiti sensibili. La richiesta è quella di una maggiore flessibilità che sappia distinguere l’infrazione stradale dal bisogno vitale di assistenza.
“Non si tratta di ripristinare l’ordine, ma di estorcere denaro a chi sta già pagando il prezzo più alto”, chiarisce Di Lieto, specificando che la sua è una critica al metodo gestionale. “Non è questione di Codice della Strada, è questione di Codice umano. Finché la burocrazia non saprà distinguere tra un’infrazione e un bisogno vitale, la nostra civiltà resterà ferma in quel vialone, sconfitta da un verbale”.
L’appello finale invita a spostare l’attenzione dei controlli verso contesti differenti, evitando di gravare ulteriormente sulla sofferenza dei malati. “Se volete fare cassa, andate a colpire l’arroganza dei potenti, non la carne stanca di chi cerca solo di arrivare alla propria auto senza crollare a terra. Sul dolore non si dovrebbe lucrare e il rispetto non dovrebbe essere una gentile concessione”, conclude Di Lieto.



