La Segreteria regionale della Cgil Calabria ha annunciato l’avvio di una mobilitazione per i lavoratori ex Lsu e Lpu. La decisione nasce dalla contestazione delle politiche regionali e dal mancato adempimento degli impegni presi per il superamento definitivo di questa fascia di precariato. Secondo il sindacato, ancora oggi le promesse della Regione Calabria risultano vane rispetto alla fine di un importante frangia di precariato storico che, anche se stabilizzato negli Enti Locali Calabresi, di fatto vive un profondo disagio dettato dalla incapienza reddituale e previdenziale.
La situazione di criticità viene ricondotta principalmente al blocco dell’incremento delle ore lavorative, un elemento che incide direttamente sui salari e sui futuri trattamenti pensionistici del personale coinvolto. Tutto ciò è aggravato dalla mancata attuazione dell’accordo che avrebbe dovuto garantire l’aumento dell’orario contrattuale della stragrande maggioranza dei lavoratori part-time, con l’utilizzo delle economie generate dalla fuoriuscita per quiescenza di alcune risorse appartenenti allo stesso bacino.
Le tappe della vertenza e le possibili vie legali
Il sindacato ha spiegato come i tentativi di dialogo precedenti non abbiano portato ai risultati sperati, spingendo le rappresentanze dei lavoratori verso una fase di contestazione più aspra. Rispetto a tale situazione le reiterate richieste hanno assunto valore di avvio di procedura di conciliazione presso gli organi competenti. Annunciamo, quindi, la mobilitazione dei Lavoratori interessati, non escludendo il ricorso all’attività giudiziaria per tutele individuali, collettive e di comportamento anti-sindacale relativamente al mancato rispetto dell’accordo quadro del 14/02/2022 in tema di trattamento economico del personale Ex Lsu/Lpu stabilizzato negli enti locali della Regione Calabria, Ex Legge Numero 147/2013, sottoscritto dalla Regione Calabria e dalle organizzazioni sindacali.
L’accordo del 2022 rappresenta il fulcro della contestazione, in quanto conteneva le linee guida per il miglioramento delle condizioni contrattuali che, secondo la sigla sindacale, non hanno trovato applicazione pratica negli enti locali del territorio.
L’appello alle amministrazioni comunali e all’Anci
Oltre alla protesta nei confronti dell’amministrazione regionale, l’iniziativa punta a coinvolgere direttamente le istituzioni locali che impiegano questa tipologia di personale. Allo stesso tempo, invita tutti i Comuni della Calabria interessati alla grave problematica, unitamente all’Anci Calabria, quale organo di rappresentanza degli stessi, a voler prevedere e promuovere un confronto istituzionale e sindacale rispetto al miglioramento delle condizioni economico-contrattuali dei Lavoratori ex Lsu e Lpu alle proprie dipendenze, con utilizzo, laddove disponibili, di proprie risorse integrative e di voler favorire l’attività negoziale di ente, nel rispetto di quanto previsto dal Ccnl Enti Locali, al fine di portare il contributo utile alla soluzione della detta vertenza.
L’obiettivo dichiarato è l’apertura di un tavolo di negoziazione decentrata che permetta ai singoli Comuni, supportati dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani a livello regionale, di intervenire con fondi propri per integrare i contratti e colmare i deficit previdenziali e salariali lamentati dai lavoratori.



