Rosa Vespa, la donna di 52 anni imputata per il rapimento di una neonata avvenuto il 21 gennaio 2025 in una clinica privata di Cosenza, era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
La conferma è giunta durante l’ultima udienza dai periti nominati dal giudice per l’udienza preliminare, i quali hanno ribadito in aula le conclusioni già depositate nella relazione tecnica ufficiale. Il procedimento, celebrato con il rito abbreviato, si avvia dunque verso la conclusione. La prossima udienza è stata fissata per il 25 marzo 2026, data in cui è prevista l’emissione della sentenza.
La ricostruzione del sequestro e la simulazione della gravidanza
Le accuse contestate alla donna riguardano il reato di sottrazione di minore, con l’aggravante di aver agito all’interno di un luogo sensibile come una struttura sanitaria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Cosenza, la vicenda affonderebbe le radici in una messinscena durata mesi. Vespa avrebbe simulato una gravidanza per l’intero periodo gestazionale, inducendo i familiari a credere alla nascita imminente di un figlio.
Stando all’impianto accusatorio, la donna avrebbe raccontato ai parenti di aver partorito da sola alcuni giorni prima dell’evento, riuscendo a evitare di mostrare il neonato al marito, Moses Omogo di 44 anni, attraverso una serie di giustificazioni. La posizione dell’uomo, che l’aveva accompagnata in clinica la sera del 21 gennaio 2025, è stata stralciata e potrebbe procedere verso l’archiviazione, essendo stata ritenuta credibile la sua buona fede.
Il prelievo della piccola Sofia e l’intervento della Squadra mobile
L’azione all’interno della clinica “Sacro Cuore” si sarebbe consumata in pochi minuti. Rosa Vespa si sarebbe presentata nella struttura spacciandosi per un’infermiera, riuscendo così a prelevare la piccola Sofia mentre si trovava in camera con la madre e la nonna. Le telecamere di videosorveglianza interne ed esterne hanno giocato un ruolo cruciale nelle indagini, riprendendo la coppia mentre si allontanava a bordo dell’automobile intestata a Omogo.
L’identificazione è avvenuta in tempi rapidissimi, permettendo agli agenti di rintracciare i due presso la loro abitazione. Al momento dell’irruzione, le forze dell’ordine hanno trovato la coppia e alcuni familiari impegnati nei festeggiamenti per l’arrivo del bambino, che Vespa aveva presentato a tutti con il nome di “Natan”. La neonata è stata ritrovata dagli investigatori vestita con una tutina azzurra, prima di essere messa in sicurezza e restituita alla famiglia biologica.



