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Stangata energia in Calabria: la guerra in Medio Oriente mette in ginocchio le imprese

Il conflitto in Medio Oriente e l’instabilità dello Stretto di Hormuz — arteria vitale dove transita il 20% del greggio mondiale — stanno scuotendo l’economia calabrese. Giovan Battista Perciaccante, Presidente di Confindustria Cosenza, lancia un monito severo sulle ripercussioni locali di una crisi globale che non accenna a placarsi.

L’effetto domino: dal greggio alle bollette

L’impennata dei prezzi di petrolio e gas naturale sta colpendo duramente il sistema produttivo. Non si tratta solo di numeri sui mercati internazionali, ma di un aumento concreto dei costi operativi per le aziende del territorio.

«Siamo di fronte a uno shock energetico globale che mina la ripresa proprio ora che le imprese stavano cercando stabilità», dichiara Perciaccante.

Il “nodo” gasolio: un rischio per ogni settore

Il rincaro del diesel è la preoccupazione principale. Poiché la quasi totalità della filiera distributiva italiana poggia sul trasporto su gomma, l’aumento del carburante genera un aggravio immediato per:

  • Edilizia: aumento dei costi di trasporto materiali e gestione macchinari.

  • Agroalimentare: rincari logistici che pesano sui prodotti freschi.

  • Manifatturiero e GDO: erosione dei margini di profitto.

Il rischio è quello di una spirale inflattiva: se le imprese non riusciranno più ad assorbire i costi, questi ricadranno inevitabilmente sui consumatori finali, frenando i consumi e la competitività.

Le richieste al Governo: leva fiscale e interventi strutturali

In linea con la posizione nazionale del Presidente Orsini, Confindustria Cosenza invoca interventi d’urgenza. Secondo Perciaccante, non bastano soluzioni temporanee, ma serve una strategia coordinata tra Italia ed Europa per:

  1. Ridurre la pressione fiscale sui carburanti.

  2. Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

  3. Sostenere la competitività delle imprese rispetto ai competitor europei.


Un freno alla crescita del territorio

Il Presidente conclude sottolineando che la stabilità energetica è ormai una priorità strategica nazionale. Senza risposte tempestive, lo shock energetico rischia di trasformarsi in un freno insormontabile per l’economia locale, mettendo a rischio investimenti e occupazione.

«Difendere le imprese significa tutelare il lavoro e la coesione sociale del nostro territorio.»