Il silenzio spettrale che avvolge oggi i Laghi di Sibari non è pace, ma rassegnazione operosa. Quel silenzio è rotto ossessivamente solo dal rumore sibilante delle lance idropulitrici: un coro meccanico che tenta, ora dopo ora, di strappare i pavimenti delle case alla morsa del fango, della melma e dei residui di fogna. A distanza di tempo dalla drammatica esondazione che ha trasformato il rinomato centro nautico in una palude malsana, la rabbia dei residenti sta superando il livello dei detriti.
I danni sono notevolissimi. L’ondata non ha portato solo acqua, ma un mix viscoso e maleodorante che ha invaso le abitazioni, impregnato le pareti e distrutto elettrodomestici, mobili, impianti. Per molti, quella che doveva essere un’oasi di prestigio si è trasformata in un incubo igienico-sanitario da cui è difficile risvegliarsi.
Il silenzio delle istituzioni: privati e condomini al buio
Nonostante la gravità della devastazione, il quadro degli aiuti appare desolante. Ad oggi, né ai privati cittadini né ai condomini distrutti sono arrivate notizie certe su eventuali indennizzi o canali di finanziamento. Non esiste un cronoprogramma, non ci sono moduli per i rimborsi, né certezze sui fondi promessi con enfasi nelle ore successive al disastro.
“Ancora nulla si sa e nulla si vede all’orizzonte”, denunciano i proprietari tra una passata di idropulitrice e l’altra. Mentre la burocrazia sembra essersi impantanata insieme alle auto sommerse, la realtà dei fatti è una sola: la gente spende e continua a spendere di tasca propria. Si attinge ai risparmi di una vita per ripristinare almeno un minimo di decenza, per igienizzare gli ambienti e per rimettere in sesto le parti comuni dei complessi residenziali prima che l’ammaloramento diventi irreversibile.
Il sudore contro l’incertezza
In questo vuoto istituzionale, l’unica forza motrice resta quella delle braccia e del portafoglio dei singoli. Si continua a pulire e gettare via tutto: mobili gonfi d’acqua, ricordi e arredi finiscono in cumuli di rifiuti che testimoniano il fallimento delle promesse politiche. È una lotta contro il tempo e contro il tanfo della fogna che ha invaso le abitazioni, condotta con la consapevolezza amara che ogni euro investito oggi per la bonifica potrebbe non essere mai rimborsato.
L’area dei Laghi vive oggi una quotidianità fatta di stivali di gomma e fatture pesantissime da pagare a ditte specializzate o per l’acquisto di materiali. L’interrogativo che rimbalza tra le banchine e le villette è sempre lo stesso: siamo di fronte alle ennesime promesse di circostanza? Mentre le autorità tacciono e i “grandi piani di recupero” restano sulla carta, i cittadini restano soli con le loro lance idropulitrici in mano, a combattere una battaglia che non avrebbero mai dovuto combattere da soli.
I Laghi di Sibari non possono essere lasciati annegare sotto una coltre di fango e indifferenza. La Calabria ha bisogno di risposte economiche, non di parole evaporate al primo sole.



