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Medio Oriente in fiamme: escalation a Baghdad e venti di crisi nella NATO

La situazione in Medio Oriente è precipitata nelle ultime ore in una spirale di violenza che ha colpito direttamente il cuore diplomatico dell’Iraq. A Baghdad, l’ambasciata statunitense è stata teatro di un grave attacco condotto con un mix di droni e razzi; almeno uno dei vettori ha centrato la sede diplomatica, innescando una violenta esplosione da cui si è levata un’alta colonna di fumo nero, visibile in tutto il distretto. L’assalto era stato preceduto di poco da un altro raid contro un hotel della capitale, una struttura che ospitava anche personale italiano. Fortunatamente, i nostri connazionali sono scampati alla deflagrazione e non si registrano feriti tra loro.

Parallelamente, il conflitto si è allargato su scala regionale con un intervento massiccio delle forze israeliane. L’IDF ha infatti lanciato una vasta ondata di attacchi coordinati, colpendo simultaneamente obiettivi definiti terroristici a Teheran e infrastrutture logistiche di Hezbollah a Beirut, segnando un’espansione del fronte bellico che ora tocca direttamente le capitali di Iran e Libano.

Questo scenario di guerra aperta sta provocando forti scosse anche all’interno dell’Alleanza Atlantica. Il presidente Donald Trump ha usato toni durissimi, minacciando un futuro “molto negativo” per la NATO qualora gli alleati europei dovessero continuare a negare il proprio supporto militare per la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per il commercio mondiale. Nonostante il netto sfilarsi dell’Europa, il tycoon non ha nascosto la sua ira, sostenendo però di avere già incassato la disponibilità di almeno sette Paesi pronti a intervenire. Tra questi, Trump ha citato espressamente il presidente francese Macron, convinto che Parigi, a differenza di altri partner, non farà mancare il proprio appoggio nella gestione della crisi marittima.