Una flotta civile internazionale si prepara a solcare il Mediterraneo con un obiettivo ambizioso: rompere il blocco navale e raggiungere la Striscia di Gaza.
La Global Sumud Flotilla, iniziativa che vede la partecipazione di circa cinquanta Paesi e un centinaio di imbarcazioni, sta coordinando le partenze da numerosi porti italiani. Tra le tappe principali della penisola spicca la Calabria, che si appresta a diventare uno snodo centrale di questa mobilitazione prima del passaggio finale in Sicilia.
L’appuntamento a Reggio Calabria
Il cuore della tappa calabrese sarà Reggio Calabria, dove per venerdì 10 aprile è previsto un evento pubblico presso il CSOA Angelina Cartella di Gallico. A partire dalle 16:30, cittadini e attivisti potranno incontrare i membri dell’equipaggio della barca SNAP. La SNAP non è un’imbarcazione qualunque nel contesto della missione: era già stata coinvolta nelle operazioni dell’anno precedente, durante le quali aveva riportato gravi danni a causa di un attacco denunciato al largo di Creta.
L’incontro a Gallico non sarà solo un momento di solidarietà, ma una vera e propria conferenza stampa pubblica volta a illustrare i dettagli tecnici e politici del viaggio. L’evento si inserisce in un calendario nazionale che tocca città come Trieste, Livorno, Napoli e Bari, unendo diverse realtà della società civile sotto l’unica bandiera della presenza civile internazionale nelle zone di conflitto.
Oltre l’aiuto umanitario: una missione politica
Secondo i promotori, la Global Sumud Flotilla segna un’evoluzione rispetto alle missioni passate. Non si tratta più esclusivamente di consegnare beni di prima necessità, ma di una sfida diretta a quello che viene definito il “blocco illegittimo” di Gaza. Nella nota diffusa alla vigilia delle partenze, gli organizzatori chiariscono che la missione nasce su richiesta esplicita della popolazione locale e coinvolge figure professionali specifiche.
“L’obiettivo non è più limitato a portare aiuti umanitari e rompere il blocco navale”, spiegano i portavoce, sottolineando come la flotta imbarchi medici, costruttori ed educatori pronti a offrire le proprie competenze per la ricostruzione. Il linguaggio utilizzato dai coordinatori è netto nel contestare i progetti di sviluppo commerciale dell’area, come il piano “Riviera di Gaza”, giudicati distanti dalle reali necessità umanitarie e orientati a interessi finanziari esterni.
Le critiche al ruolo dell’Italia
La missione porta con sé anche una forte carica di contestazione politica verso le istituzioni nazionali. Nel documento programmatico della Flotilla vengono rivolte critiche dirette al governo italiano e ad alcune aziende partecipate dallo Stato. Viene citata in particolare Leonardo S.p.A., accusata dagli attivisti — sulla scorta di dossier legati alla campagna BDS — di collaborazioni militari con Israele che includerebbero la fornitura di droni e sistemi di sorveglianza.
Gli organizzatori denunciano una discrepanza tra le dichiarazioni diplomatiche di preoccupazione per l’instabilità in Medio Oriente e la reale attività logistica dei porti italiani, che continuerebbero a fungere da snodi per il transito di materiali bellici. La Global Sumud Flotilla si pone dunque come un atto di pressione politica che, partendo dalle banchine di città come Reggio Calabria, mira a sollevare il dibattito sulla complicità internazionale nel conflitto in corso.



