Un aneddoto curioso emerge dai primi mesi del pontificato di Papa Leone, al secolo Robert Francis Prevost. Secondo quanto riferito da padre Tom McCarthy, amico stretto del Pontefice, durante un incontro con i fedeli negli Stati Uniti, il Papa avrebbe tentato personalmente di gestire alcune pratiche burocratiche relative ai propri conti correnti, scontrandosi con le rigide procedure bancarie e lo scetticismo degli operatori.
Il tentativo con la banca americana
Circa due mesi dopo la sua elezione, il Pontefice avrebbe contattato telefonicamente il proprio istituto di credito negli Stati Uniti per aggiornare i dati personali. Presentatosi semplicemente come Robert Prevost, ha richiesto la modifica del numero di telefono e dell’indirizzo registrati. Nonostante il Papa abbia risposto correttamente a tutte le domande di sicurezza poste dal servizio clienti, la procedura ha subito una brusca interruzione quando l’operatrice ha comunicato la necessità di una presenza fisica in filiale per completare l’operazione.
Di fronte all’impossibilità di recarsi di persona negli uffici bancari, il Pontefice ha cercato di chiarire la propria situazione eccezionale. “Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono Papa Leone?”, avrebbe chiesto Robert Prevost secondo la ricostruzione di padre McCarthy. La risposta dell’operatrice, convinta probabilmente di trovarsi di fronte a un tentativo di scherzo, è stata quella di interrompere immediatamente la comunicazione.
La richiesta allo Ior per il conto personale
Le questioni finanziarie del nuovo Papa non si sono limitate ai rapporti con l’estero. Subito dopo l’elezione, infatti, si apprende da fonti interne che Leone avrebbe contattato anche l’Istituto per le Opere di Religione. L’intenzione manifestata dal Pontefice era quella di mantenere il proprio conto corrente personale anche a seguito della nomina al soglio pontificio.
Al momento non è stato reso noto se gli uffici dello Ior abbiano individuato una soluzione tecnica idonea a soddisfare tale richiesta. L’episodio delinea comunque un approccio molto diretto e personale del Pontefice nella gestione della propria quotidianità, segnando un momento di singolare confronto tra le necessità della massima carica ecclesiale e le prassi amministrative del mondo bancario.



