La morte di un paziente ricoverato all’ospedale Santa Barbara di Rogliano durante i mesi più complessi della pandemia non è da attribuire soltanto alle complicazioni del Covid. Il Tribunale civile di Cosenza ha stabilito che il decesso è stato determinato anche da infezioni nosocomiali contratte all’interno della struttura sanitaria.
La sentenza, emessa dal giudice Maria Giovanna De Marco della seconda sezione civile, ha accolto le istanze presentate dal legale della famiglia della vittima. L’azienda sanitaria è stata condannata al pagamento di 1.150.000 euro a titolo di risarcimento danni, oltre agli interessi e alle spese di giudizio. La vicenda è stata riportata nell’edizione online del Corriere della Sera, a firma del cronista Vincenzo Brunelli.
Il ruolo delle infezioni contratte in corsia
Il ricovero del paziente risaliva al 20 dicembre 2020, quando l’uomo era stato ospitato nel nosocomio della provincia di Cosenza a causa di una grave forma di Covid, aggravata da una polmonite e da una condizione generale di fragilità. Sebbene il quadro clinico fosse già compromesso, i riscontri emersi dalla perizia medico-legale e dall’esame della documentazione sanitaria hanno evidenziato una concausa decisiva nella formazione del quadro letale.
Il decesso è stato infatti collegato alla presenza di batteri contratti in ambito ospedaliero. Secondo il provvedimento del giudice, il rispetto dei protocolli previsti dal ministero della Sanità da parte della struttura «avrebbe impedito l’evento morte, tenuto conto di tutte le risultanze del caso concreto».
Nel testo della sentenza viene specificato l’impatto delle complicanze batteriche sullo stato del degente:
«Non si può negare che la suddetta infezione nosocomiale abbia influenzato le condizioni generali dell’uomo, assurgendo al ruolo di concausa sopravvenuta».
Il paziente, rimasto sempre all’interno del reparto di rianimazione, ha subìto l’aggressione da parte di agenti patogeni quali Klebsiella Pneumoniae e Acinetobacter Baumanii. Tali batteri si sono posti come «concause sopravvenute nel determinare un decadimento delle condizioni generali che lo ha condotto a morte».
Il trasferimento e le differenze terapeutiche tra i nosocomi
Verso la fine di dicembre del 2020, l’uomo era stato trasferito al Policlinico di Germaneto. Presso la nuova struttura i medici avevano riscontrato la presenza dei batteri, ma le condizioni generali erano ormai irrimediabilmente compromesse. Il decesso è sopravvenuto il 18 gennaio 2021 per insufficienza cardio-respiratoria.
La ricostruzione temporale ha indotto il Tribunale a collocare l’origine dell’infezione proprio all’interno dell’ospedale di Rogliano, dove il paziente era stato sottoposto a trattamenti di intubazione e ventilazione meccanica, manovre che rientrano tra le procedure considerate a rischio per lo sviluppo di patologie polmonari secondarie.
Le motivazioni della magistratura mettono in luce anche una differente gestione della situazione terapeutica tra i due istituti sanitari. Nel provvedimento viene rilevato che nel Policlinico di Germaneto «venne effettuato quello che non venne effettuato a Rogliano, un esame colturale cui seguiva una antibiotico-terapia mirata».



