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Rifondazione Comunista si oppone alla realizzazione di un nuovo Cpr in Calabria

La proposta di istituire un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) in Calabria, delineata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la recente informativa alla Camera, ha sollevato forti reazioni di protesta sul territorio regionale. I vertici di Rifondazione Comunista hanno espresso una netta contrarietà al progetto, contestando le linee guida dell’esecutivo nazionale in materia di gestione dei flussi migratori e definendo la misura come una scelta repressiva e puramente propagandistica.

L’annuncio del Viminale viene interpretato come un segnale di continuità verso politiche di detenzione amministrativa che, secondo gli esponenti di partito, non rispondono a reali esigenze di accoglienza, ma si limitano a privare della libertà personale individui che non hanno commesso reati penali, basandosi esclusivamente sulla loro condizione di migranti.

Il contrasto con le emergenze socio-economiche del territorio

La scelta di investire risorse pubbliche nella costruzione di strutture detentive appare in forte contraddizione con le necessità di una regione che sconta storici ritardi infrastrutturali e carenze nei servizi essenziali. I rappresentanti locali sottolineano come i territori calabresi necessitino prioritariamente di interventi strutturali nei settori della sanità, dell’istruzione, della rete dei trasporti e dell’occupazione, aree che subiscono da tempo un progressivo disimpegno istituzionale.

L’impiego di fondi per la realizzazione di nuove gabbie e sistemi di sorveglianza viene giudicato inaccettabile a fronte delle continue richieste di potenziamento degli ospedali e delle scuole calabresi. Inoltre, le esperienze passate e i resoconti delle organizzazioni umanitarie evidenziano come tali centri si siano spesso trasformati in luoghi di tensioni interne, violenze e spreco di denaro pubblico, senza offrire soluzioni reali o dignitose.

L’appello alla mobilitazione e le dichiarazioni dei responsabili

I responsabili Movimenti e Migranti Calabria e Cosenza di Rifondazione Comunista, Francesco Saccomanno e Adriano D’Amico, hanno annunciato una ferma opposizione politica e sociale, richiamando l’attenzione sulla tradizione di accoglienza che ha storicamente caratterizzato la regione, citando anche il modello di integrazione sviluppato in passato nel comune di Riace.

“Il governo Meloni continua nella sua politica disumana e repressiva contro le persone migranti, scegliendo ancora una volta la strada della detenzione amministrativa, della violazione dei diritti fondamentali e della propaganda securitaria”, hanno dichiarato Francesco Saccomanno e Adriano D’Amico. I due esponenti hanno poi aggiunto che “Rifondazione Comunista, sicuramente insieme a tutto il Movimento antirazzista calabrese si opporrà con ogni mezzo politico, democratico e sociale alla realizzazione di un nuovo lager nella nostra regione”.

La segreteria ha rivolto un invito a sindacati, associazioni, enti locali e forze democratiche per costituire un coordinamento unitario volto a bloccare l’iter di realizzazione della struttura, rivendicando la necessità di attuare politiche di solidarietà e di sviluppo sociale nel bacino del Mediterraneo, rifiutando ogni logica di criminalizzazione dei fenomeni migratori.