Un eccezionale ritrovamento sottomarino è stato reso noto in occasione dell’VIII Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea presso il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Si tratta di un antico relitto risalente al V-IV secolo a.C., individuato originariamente nel 2023 al largo di Monasterace, in provincia di Reggio Calabria. L’imbarcazione custodisce al suo interno un carico di oltre 300 anfore risalenti alla medesima epoca.
La scoperta è emersa durante le attività di archeologia preventiva condotte nell’ambito degli studi di fattibilità per un impianto eolico offshore. La localizzazione e la successiva caratterizzazione morfologica dei fondali sono state possibili grazie all’impiego di tecnologie avanzate da parte di un team multidisciplinare composto da archeologi marini, geologi, fisici, chimici e biologi marini.
Nuove prospettive sulle rotte commerciali magno-greche
Le prime valutazioni scientifiche indicano che il sito archeologico potrà fornire preziosi elementi per ricostruire le rotte commerciali e i traffici marittimi nel Mediterraneo antico. L’attenzione degli studiosi si concentra in particolare sulla produzione e sulla diffusione dei vini della costa ionica della Magna Grecia, oltre che sull’identificazione dei centri manifatturieri delle anfore, le cui forme sembrano richiamare le produzioni tipiche della Sicilia e della Magna Grecia.
Dopo la trasmissione della relazione tecnica, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, d’intesa con il Nucleo Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale, ha avviato il progetto speciale intitolato “Patrimonio culturale subacqueo su alto fondale. Tutela-recupero-conservazione e valorizzazione”. Il programma, interamente finanziato dal Ministero della Cultura, è coordinato dal responsabile unico del procedimento, l’architetta Roberta Filocamo, mentre la progettazione e la direzione dei lavori sono affidate alla dott.ssa Alessandra Ghelli, funzionario archeologo subacqueo della Soprintendenza.
Le collaborazioni istituzionali e scientifiche
Il gruppo di lavoro ministeriale si avvale della collaborazione di diverse professionalità esterne, tra cui gli archeologi marini Laura Sanna e Francesco Tiboni di ASPS Servizi Archeologici, e il dott. Francesco Lia, funzionario restauratore incaricato della gestione tecnologica della struttura e del trattamento dei reperti nelle fasi di restauro ed esposizione. Il supporto scientifico per le analisi dei materiali è affidato al prof. Mauro La Russa, direttore del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra presso l’Università della Calabria. Le operazioni sul campo vedono inoltre il supporto specialistico del Nucleo Carabinieri subacquei di Messina e del Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza.
Campagne di rilievo e la decisione del recupero totale
Le attività di rilievo fotogrammetrico e l’ampliamento della documentazione scientifica, avviate nel 2025, hanno evidenziato la presenza di due nuclei distinti di anfore dislocati a circa 10 metri di distanza l’uno dall’altro. Secondo le valutazioni degli esperti, questa dispersione del carico è stata provocata da impatti antropici legati alla pesca a strascico.
Nonostante la Convenzione Unesco 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo indichi la conservazione in situ come l’opzione preferibile, i rischi concreti di danneggiamento causati dalle attività umane hanno spinto la Soprintendenza a optare per il recupero completo del carico. Le operazioni correnti prevedono l’analisi approfondita del sito, l’esecuzione di rilievi fotogrammetrici e il prelievo di campioni archeologici per esami archeometrici e conservativi. Tali indagini consentiranno di determinare lo stato di degrado delle strutture e di definire i protocolli di restauro idonei alla successiva esposizione al pubblico.



