I sistemi di rilevamento nazionali non avevano mai tracciato un evento di tale portata nell’area, nonostante la nota fragilità geologica del territorio calabrese. I sismografi dell’INGV hanno ufficialmente catalogato la scossa con un valore di 6.1 (dopo una prima stima provvisoria di 6.2). Questo dato posiziona il fenomeno odierno al secondo posto assoluto nella classifica dei movimenti tellurici più intensi registrati in Italia dal 1985 a oggi, superando per energia l’evento che colpì Amatrice e eguagliando il livello della tragedia abruzzese del 2009.
Il confronto con il passato: Sebbene l’intensità sia stata quasi identica a quella del cataclisma de L’Aquila (che causò 309 vittime) e inferiore di appena 0.4 punti rispetto alla devastazione di Norcia del 2016, l’esito è stato completamente diverso.
La totale assenza di crolli o feriti è da attribuire esclusivamente alla localizzazione della faglia: la frattura si è verificata a una quota sotterranea nettamente più distante dalla superficie rispetto alle crisi sismiche dello scorso decennio. Proprio la notevole profondità dell’ipocentro ha attenuato l’onda d’urto, trasformando quello che poteva essere un disastro in un enorme spavento notturno che ha tenuto sveglia la Calabria e gran parte delle regioni meridionali.



