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Ambiente, depurazione e controlli in tempo reale: la strategia di Arpacal per la tutela della Calabria

L’ambiente, la salute pubblica, la gestione della depurazione e le strategie per affrontare i cambiamenti climatici rappresentano i temi centrali per il futuro del territorio calabrese. Nel corso del programma “Pagina protetta” di Radio Onda Verde, il direttore generale dell’Arpacal, Michelangelo Iannone, ha delineato in un’intervista condotta da Nicolino La Gamba il quadro delle attività dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria.

L’intervento ha evidenziato il ruolo tecnico dell’ente e l’importanza di un approccio basato sui dati scientifici, lontano da allarmismi o sottovalutazioni.

Il ruolo nella rete nazionale e il legame tra ambiente e salute

L’Arpacal, nata dall’evoluzione dei vecchi presidi multizonali di prevenzione, opera oggi all’interno del Sistema nazionale di protezione ambientale, collaborando con l’Ispra e con le altre agenzie regionali. Questa integrazione garantisce l’adozione di criteri omogenei su tutto il territorio italiano. “Non è possibile che l’aria in Calabria, o l’acqua, venga valutata in maniera diversa qui oppure in Campania“, ha spiegato Iannone, evidenziando come i dati sulle acque di balneazione vengano raccolti seguendo “le stesse linee guida, le stesse modalità, le stesse attività“. Durante il confronto è stato inoltre rimarcato il legame inscindibile tra la qualità della biosfera e il benessere pubblico. “È innegabile che lo stato dell’ambiente influenzi la salute umana“, ha affermato il direttore generale, richiamando la necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza individuale: “Ognuno di noi deve avere una coscienza, deve sapere che l’ambiente ci influenza“.

Monitoraggio continuo e dati in tempo reale per mare e aria

L’attività di controllo dell’agenzia si estende lungo tutto l’anno e non si limita ai soli mesi estivi. Dal 2018, l’Arpacal conduce il progetto di strategia marina, finanziato dall’Unione europea, finalizzato a verificare “la salute dei pesci, lo stato del mare e dei sedimenti“. Proprio i sedimenti, come evidenziato durante l’intervista, “conservano la memoria decennale dell’inquinamento“. Sul piano operativo, l’ente effettua l’analisi di 500 corpi idrici all’anno e gestisce 40 stazioni automatiche per la qualità dell’aria, a cui si aggiungono 150 stazioni della rete regionale di idrometeorologia. Iannone ha posto l’accento sulla trasparenza delle informazioni: “Ne abbiamo fatto una bandiera vera e propria. In questo momento chi vuole può andare ad aprire il nostro sito e troverà i dati in tempo reale di queste centraline, così come troverà i dati in tempo reale dello stato delle acque marine per la balneazione“.

Cambiamenti climatici e pianificazione a lungo termine

L’analisi dei mutamenti climatici e dei fenomeni meteorologici estremi richiede una prospettiva temporale ampia, evitando valutazioni basate solo sul breve periodo. “Non dobbiamo guardare al mese scorso“, ha avvertito Iannone, precisando che le proiezioni dell’agenzia si sviluppano su base decennale: “Le nostre proiezioni sono proiezioni a 10 anni. Dobbiamo valutare la situazione del clima così come è stata da 10 anni ad ora e vedremo che c’è un aumento costante delle temperature“. I picchi di precipitazioni concentrate sul territorio mettono a rischio un suolo reso fragile dalla siccità, poiché “un terreno secco reagisce in maniera differente da un terreno già imbibito d’acqua“. Per fronteggiare tali dinamiche, emerge l’esigenza di ripensare gli spazi urbani attraverso interventi strutturali: “Mettere più alberi, più aiuole, meno cemento: questa sarebbe un’indicazione da dare“. Secondo la direzione dell’Arpacal, la sfida principale risiede nel superamento di una visione antropocentrica limitata: “Nella nostra idea limitiamo la nostra visione del cambiamento dell’ambiente alla durata della nostra vita. L’errore è stato questo. Ora dobbiamo pensare a 300 anni“.

Allerte meteo e sinergia con la Protezione civile

I dati e le previsioni elaborati dal Centro multirischi dell’Arpacal costituiscono lo strumento di supporto per le decisioni delle autorità competenti. Iannone ha paragonato queste informazioni scientifiche alle indagini preliminari necessarie a un ingegnere prima di edificare un manufatto. Il coordinamento costante con la Protezione civile ha permesso di migliorare l’efficacia dei sistemi di prevenzione. “Quando vedete allerta arancione, quella è una previsione“, ha chiarito il direttore, segnalando come la cooperazione istituzionale abbia ridotto l’impatto degli eventi più intensi: “È successo quest’anno che a fronte di eventi catastrofici importanti non c’è stata nemmeno una vittima“. Questo risultato viene attribuito sia al dialogo tra gli enti sia alla risposta della popolazione: “Ci siamo parlati con la Protezione civile, le nostre previsioni sono state discusse ed è stata diramata l’allerta idonea. L’altra cosa è che i cittadini hanno recepito, si fidano“.

Lo stato della Costa degli Dei e il fenomeno delle microalghe

Il tema della balneabilità riscuote sempre un forte interesse pubblico. Iannone ha ricordato che le classificazioni della qualità marina avvengono sulla scorta dei rilievi effettuati nei quattro anni precedenti, un criterio fondamentale anche per l’assegnazione delle Bandiere Blu. “Quando noi sentiamo parlare di acque eccellenti o di acque di qualità buona, stiamo parlando di una valutazione che l’Agenzia fa sullo stato delle acque degli ultimi 4 anni“, ha precisato, aggiungendo che “non è che l’acqua ieri andava bene e oggi ottieni la bandiera blu“. Concentrando l’attenzione sulla Costa degli Dei, la situazione viene definita positiva, nonostante i passati elementi di criticità registrati nella zona di Bivona. “Abbiamo avuto dei problemi notissimi nella zona di Bivona“, ha ammesso il direttore, ricordando l’avvio degli interventi regionali relativi al collettamento del depuratore di Silica verso Porto Salvo. La valutazione complessiva sull’area resta comunque netta: “Il mare della Costa degli Dei è eccellente“.

In merito al fenomeno del “mare verde” osservato talvolta nel golfo di Sant’Eufemia e vicino a Pizzo, l’origine è da riscontrare nella proliferazione di microalghe, stimolata da alte temperature, correnti, bassi fondali e presenza di nutrienti. “Il mare che cambia colore è legato alla presenza di una piantina microscopica, una microalga“, ha chiarito Iannone, ricordando che “il mare è vivo, è pieno di sostanze, è pieno di strutture anche vegetali“. Pur riconoscendo l’impatto visivo sgradevole, viene esclusa la presenza di rischi sanitari: “Le microalghe non sono dannose per la salute“. Tra i fattori che favoriscono l’apporto di nutrienti come azoto e fosforo vi sono le attività agricole e le inefficienze depurative, ma anche condotte illecite: “Esiste la delinquenza che anche e soprattutto durante l’inverno elimina fanghi in mare o nei fiumi, che poi arrivano in mare“.

Tecnologia e numeri: 70 sonde sui depuratori e migliaia di campionamenti

Per incrementare l’efficacia dei controlli sugli impianti di depurazione costieri, l’Arpacal ha ultimato l’installazione di 70 sonde tecnologiche posizionate nei pozzetti fiscali d’uscita. Questi dispositivi monitorano in tempo reale parametri chimico-fisici quali pH, temperatura, stato di ossidoriduzione e torbidità. Il sistema consente l’attivazione immediata di verifiche congiunte con la Guardia costiera o i carabinieri in caso di anomalie. “Non è una quesitone repressiva, è una questione di controllo“, ha specificato Iannone, rilevando che “la Regione Calabria ha giustamente pensato, tramite noi, di tutelare i cittadini controllando quello che funziona e quello che non funziona“.

L’attività complessiva dell’agenzia si esprime attraverso una vasta serie di controlli eseguiti su 670 chilometri di costa balneabile. Nel periodo compreso tra aprile e ottobre sono stati effettuati 649 controlli sulle acque di balneazione e prelevati 3.723 campioni di mare. L’azione di sorveglianza tocca anche le risorse idropotabili, con un volume di 10.000 campioni all’anno, a cui si sommano i monitoraggi sui fiumi, sulle aree costiere e le attività per l’autorità giudiziaria. “La repressione in alcuni casi serve e serve anche per far sapere ai delinquenti che il controllo c’è“, ha concluso Iannone, ricordando che la cittadinanza può contribuire attivamente trasmettendo segnalazioni all’Urp dell’Arpacal o tramite l’applicazione della Regione Calabria denominata Difendi Ambiente.