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La memoria dipinta sui muri di Cariati: storie che il tempo non cancella

di Antonio Loiacono

Nel centro storico di Cariati ci sono muri che non dividono. Al contrario, uniscono epoche, volti e ricordi. Chi passeggia tra le antiche case racchiuse dalla cinta muraria incontra figure che sembrano affacciarsi da un altro tempo: donne, pescatori, scene di vita quotidiana. Non sono semplici dipinti. Sono frammenti di memoria collettiva. E oggi, grazie a un importante intervento di restauro, quei racconti tornano a mostrarsi nella loro pienezza.

Tra i vicoli che si arrampicano all’interno della cinta muraria, dove il mare compare all’improvviso tra gli archi e le case antiche sembrano custodire ancora frammenti di vite passate, i murales che da anni accompagnano il cammino di residenti e visitatori hanno trovato nuova luce. Non si tratta semplicemente di un intervento di manutenzione artistica. È piuttosto un gesto di cura. Uno di quelli che raccontano il rapporto profondo tra una comunità e i luoghi che la rappresentano.

L’Amministrazione comunale ha voluto ringraziare pubblicamente la dottoressa Maria Elena Ciccopiedi, promotrice dell’iniziativa che ha consentito il restauro delle opere realizzate nell’ambito del progetto Memorie Visive nel Borgo, nato nel 2020 grazie all’impegno del Coordinamento Donne Cariati, allora da lei presieduto. Chi attraversa oggi il centro storico probabilmente non immagina quanto lavoro, quanta ostinazione e quanta passione si nascondano dietro quelle immagini dipinte sui muri. Eppure la loro storia è relativamente recente.

L’idea nacque dalla volontà di recuperare scorci dimenticati del borgo antico, angoli affascinanti ma spesso trascurati, trasformandoli in finestre aperte sulla memoria della comunità cariatese. Non semplici decorazioni urbane, ma racconti visivi. Scene di vita quotidiana, mestieri, tradizioni, volti e gesti appartenenti a un patrimonio immateriale che rischiava di affievolirsi con il passare delle generazioni.

Fu allora che entrò in scena l’architetto e artista Giuseppe Capoano, autore delle opere che ancora oggi caratterizzano il percorso artistico del centro storico. Grazie alla collaborazione di numerosi cittadini e sostenitori, nacquero dieci murales che negli anni sono diventati una delle immagini più riconoscibili del borgo.

Il tempo, tuttavia, lascia il proprio segno anche sull’arte all’aperto. Salsedine, pioggia, sole. Sei anni possono sembrare pochi nella vita di una città, ma sono sufficienti per mettere alla prova colori e superfici. Da qui la necessità di intervenire per preservare un patrimonio che nel frattempo era diventato parte integrante dell’identità visiva di Cariati. Il restauro, affidato ancora una volta a Giuseppe Capoano, ha restituito vigore alle opere esistenti. Ma il progetto non si è fermato qui. Dall’intervento di recupero è nato anche un nuovo tassello. Un nuovo racconto.

In via Roma, su un vecchio portone murato di Palazzo Vizza, ha preso forma “Orizzonti”, l’ultima opera dell’artista. Nella composizione, una donna anziana si affaccia simbolicamente sulla porta con alle spalle un orizzonte azzurro lontano ma vicino allo stesso tempo: lo Jonio. Lo sguardo della donna sembra sospeso tra memoria e attesa. Una figura semplice, quasi silenziosa, eppure capace di evocare una delle immagini più profonde della cultura mediterranea: quella delle donne che vivono con il mare e di mare, luogo di partenze, ritorni, speranze. L’opera dialoga naturalmente con gli altri murales del percorso, aggiungendo una nuova pagina a un racconto collettivo che continua ad arricchirsi. Resta invece in attesa di un intervento più complesso Ombre dal passato, il murale situato nell’area della Valle. In questo caso non sarà sufficiente restaurare la pittura: occorrerà intervenire anche sulla struttura muraria che la ospita.

Tra le righe dei ringraziamenti e delle dichiarazioni ufficiali emerge forse l’aspectto più interessante dell’intera vicenda. Nessuno dei murales sarebbe nato senza una rete di persone. Associazioni, professionisti, cittadini, sostenitori. Una piccola comunità che ha scelto di investire tempo, risorse e sensibilità nella bellezza condivisa. Perché i murales di Cariati non sono soltanto opere d’arte urbana. Sono una forma di racconto pubblico. Un archivio a cielo aperto. Una memoria che non vive nei documenti o nelle teche di un museo, ma lungo le strade percorse ogni giorno.

E forse è proprio questo il loro valore più autentico. In un tempo in cui molti centri storici lottano contro lo spopolamento e l’oblio, quei volti dipinti continuano a osservare il passaggio delle persone, ricordando che la memoria non è qualcosa da conservare soltanto. È qualcosa da abitare. E da tramandare.