HomePoliticaAutonomia del Consorzio unico di bonifica,...

Autonomia del Consorzio unico di bonifica, approvata la legge in Consiglio regionale

Il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge riguardante il Consorzio unico di bonifica, modificando l’assetto dell’ente e ridefinendo i rapporti con l’amministrazione centrale. Il provvedimento è passato nell’aula di Palazzo Campanella grazie ai voti della maggioranza, nonostante il parere contrario espresso dal Partito Democratico e dall’intera minoranza. Al centro del dibattito si collocano le preoccupazioni per il futuro occupazionale e per il ruolo di sorveglianza dell’ente pubblico.

Il dibattito in commissione e il voto a Palazzo Campanella

Il testo ha completato il suo iter legislativo dopo il passaggio nella Commissione Agricoltura, dove l’opposizione ha tentato di modificare l’impianto della norma attraverso la presentazione di otto emendamenti. Di queste proposte, incentrate sulla ridefinizione dei compiti di vigilanza e responsabilità della Regione, ne è stata accolta soltanto una di natura formale e lessicale, mentre le restanti modifiche sono state respinte.

La critica principale mossa dalle forze di minoranza riguarda il superamento del controllo pubblico diretto sul nuovo organismo. Con l’approvazione di questo testo, si profila la nascita di un ente che i rappresentanti dell’opposizione giudicano privo dei necessari vincoli di vigilanza da parte della Regione, sollevando dubbi sulla gestione complessiva e sulla tutela dei diritti precedentemente acquisiti.

La questione dei Tfr e il futuro delle infrastrutture idriche

Il punto di maggiore tensione è legato alla salvaguardia dei trattamenti di fine rapporto per centinaia di dipendenti, una partita su cui la Regione ha ridotto i propri margini di garanzia e di intervento diretto. Secondo quanto dichiarato dalla consigliera regionale del Partito Democratico, Rosellina Madeo, l’azione della maggioranza ha ignorato i segnali d’allarme lanciati dalle organizzazioni sindacali e dai rappresentanti di categoria interessati dal provvedimento.

La discussione in aula ha toccato anche temi più ampi legati alla programmazione economica e alla gestione delle risorse ambientali della Calabria. Per la minoranza resta fondamentale definire quale modello di governo dell’acqua si intenda perseguire per i prossimi anni, considerando la risorsa idrica non come un mero adempimento burocratico, ma come un fattore strategico per lo sviluppo economico e la coesione sociale del territorio. I dubbi si estendono alla capacità di attrarre e gestire i fondi nazionali ed europei, che richiederebbero una forte tutela delle infrastrutture essenziali e la valorizzazione del patrimonio pubblico esistente.