La raccolta poetica Io credo di Domenico Nardo continua a suscitare attenzione e apprezzamento, affermandosi ben oltre il panorama culturale locale e raggiungendo un pubblico sempre più ampio e sensibile ai temi della fede e della coscienza. Tra le voci autorevoli che hanno commentato l’opera spicca quella della prof.ssa Antonella Moschella, docente di Lettere dell’ITE di Vibo Valentia e del Dipartimento di Lettere dell’Istituto di Criminologia di Vibo Valentia, che ha offerto una lettura profonda e particolarmente significativa del volume.
Secondo la prof.ssa Moschella, ciò che colpisce immediatamente non sono soltanto i versi, ma la testimonianza di fede che li precede e li attraversa. Una fede non teorica, non proclamata per consuetudine, ma vissuta, cercata e talvolta sofferta. Dalle pagine introduttive del libro emerge infatti il cammino di un uomo che, nel momento della fragilità, ha trovato nella preghiera un rifugio e una risposta.
Una testimonianza autentica, capace di raggiungere il lettore proprio perché radicata nell’esperienza concreta del dolore e della speranza. La prof.ssa Moschella sottolinea come le poesie di Nardo parlino il linguaggio semplice del cuore, senza artifici né costruzioni retoriche. Nella poesia “Preghiera” si percepisce la serenità di chi ha compreso che non sempre si può cambiare ciò che accade, ma si può trovare la forza per affrontarlo. In Un raggio di sole emerge la luce che tutti cercano nei momenti più bui. In Amarsi per amare si ritrova un messaggio di straordinaria attualità: non si può donare amore agli altri senza prima imparare ad accogliere se stessi.

Particolarmente intensa, osserva la docente, è la poesia Ho visto un uomo morire, che invita a riflettere sul senso della vita e sulla pace che può accompagnare l’ultimo tratto del cammino umano quando si è vissuto nell’amore.
Ma il contributo della prof.ssa Moschella va oltre la dimensione spirituale. La docente evidenzia infatti un aspetto spesso trascurato: la capacità delle poesie di Nardo di risvegliare le coscienze. In un tempo in cui tutto corre veloce e in cui si confondono libertà e assenza di regole, diritti e capricci, i suoi versi invitano il lettore a fermarsi, a interrogarsi, a distinguere ciò che costruisce da ciò che distrugge.
La fede che emerge dalle sue pagine non è una semplice appartenenza religiosa, ma una bussola interiore che orienta le scelte quotidiane e richiama alla responsabilità personale.
La prof.ssa Moschella sottolinea inoltre come il messaggio dell’autore sia rivolto a credenti e non credenti: un invito a non abituarsi al male, a non cedere all’indifferenza, a non considerare normale ciò che normale non è.
Perché il male, ricorda, raramente si presenta con volti spaventosi: molto più spesso si nasconde nell’abitudine, nel silenzio, nella rinuncia a intervenire. Le qualità che emergono dalle poesie di Domenico Nardo — ascolto, sensibilità verso il dolore altrui, desiderio di testimoniare il Vangelo attraverso la vita — trovano naturale espressione nel servizio. Per questo, osserva la docente, il cammino del diaconato potrebbe rappresentare una prosecuzione coerente e feconda del suo percorso umano e spirituale.
La poesia di Nardo non consola soltanto: illumina, orienta, educa. E la lettura della prof.ssa Moschella contribuisce a restituire pienamente la profondità e l’attualità del suo messaggio.



