La trattativa per il rinnovo dell’accordo decentrato presso la Casa Circondariale di Cosenza si chiude con una profonda spaccatura sul fronte sindacale. L’Unione Sindacale Polizia Penitenziaria ha assunto una posizione di netta chiusura, decidendo di non apporre la propria firma sull’ipotesi di intesa emersa dal vertice dello scorso 5 giugno. Una scelta forte, motivata dalla convinzione che il testo finale non tuteli l’interesse generale dei lavoratori, ma tenda piuttosto a favorire una continuità con il passato contraria ai principi di equità.
La segreteria regionale dell’Uspp ha voluto fare chiarezza sui motivi del mancato accordo, sottolineando come la pluralità delle posizioni e la divergenza di vedute rappresentino la normale espressione della dialettica democratica. Il sindacato contesta la narrazione di quanti hanno definito la sigla dell’intesa come un traguardo storico, evidenziando le criticità di un documento ritenuto parziale e sbilanciato.
Le ragioni del dissenso e la critica ai criteri adottati
Alla base del rifiuto di sottoscrivere il documento c’è una valutazione negativa dei criteri inseriti nella proposta finale. Secondo l’organizzazione sindacale, le misure previste non introducono la necessaria svolta in termini di rotazione, trasparenza e pari opportunità tra i lavoratori. Al contrario, l’accordo finirebbe per consolidare assetti preesistenti e posizioni che si trascinano ormai da oltre dieci anni.
Il timore espresso dal sindacato è che si verifichi una cristallizzazione di vantaggi già consolidati, un effetto giudicato incompatibile con i principi di imparzialità e di valorizzazione del merito che dovrebbero invece orientare la contrattazione decentrata. Il rischio è quello di penalizzare chi opera quotidianamente in prima linea, senza offrire reali prospettive di ricambio e di crescita professionale per tutto il personale della struttura penitenziaria cosentina.
La difesa della democrazia sindacale e del personale
La sigla sindacale ha precisato che il mancato consenso non nasce da un pregiudizio ideologico o da un’opposizione preconcetta, ma da un preciso dovere di coerenza e rispetto nei confronti di tutti i dipendenti dell’istituto penitenziario. La richiesta dell’Uspp rimane quella di ottenere regole chiare, uniformi e non modellate sugli equilibri esistenti.
La segreteria regionale ha concluso ribadendo il valore del dissenso all’interno delle dinamiche sindacali, specialmente quando si rende necessario evidenziare che una mediazione debole non può essere spacciata per una svolta epocale, rivendicando la legittimità di una scelta orientata a chiedere tutele effettive e concrete per la totalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria.



