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Il boom dell’apicoltura in Calabria: terza regione in Italia per numero di alveari

L’apicoltura in Calabria si conferma un pilastro dell’economia agricola e un modello di valorizzazione della biodiversità. I dati presentati alla Cittadella regionale evidenziano la crescita di un comparto che, grazie a investimenti mirati e a una forte spinta verso la professionalizzazione, si colloca stabilmente ai vertici del panorama nazionale.

I numeri del successo calabrese

Con 2.184 aziende apistiche registrate e circa 159.067 alveari censiti, la regione contribuisce all’8,4% della produzione complessiva italiana. Questi dati posizionano il territorio calabrese al terzo posto in Italia per numero di alveari nella Banca dati nazionale apistica, al secondo per alveari commerciali e al quarto per produzione totale, con circa 2.300 tonnellate di miele all’anno. I 7.108 apiari risultano distribuiti in modo uniforme, dalle aree montane della Sila fino alle fasce costiere ioniche e tirreniche, dando vita a varietà pregiate come i mieli di sulla, agrumi, castagno, millefiori, eucalipto e melata.

A fare la differenza rispetto alla media nazionale è il livello di professionalizzazione. Gli apicoltori calabresi rappresentano l’1% del totale italiano, ma destinano al commercio il 95% della produzione, contro una media nazionale dell’82%. Notevole è anche la dimensione media aziendale, che si attesta a 230 alveari per impresa, a fronte dei 90 registrati nel resto del Paese.

Gli investimenti della Regione e il supporto normativo

Il consolidamento del settore è sostenuto da politiche regionali mirate e dall’incremento dei fondi dedicati. L’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo ha sottolineato l’evoluzione del sistema mellifero locale:

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte evoluzione del sistema mellifero calabrese. Sono aumentate le produzioni, il numero degli alveari e la capacità dei produttori di valorizzare il miele attraverso l’invasettamento e la commercializzazione diretta. Abbiamo dotato il settore di una legge quadro e investiamo circa 3 milioni di euro all’anno per sostenere una filiera che rappresenta una delle migliori espressioni della biodiversità calabrese».

I riflessi di questo sostegno si vedono nel nuovo intervento Sra18 del Complemento di sviluppo rurale 2023-2027, che ha raccolto 393 domande di sostegno, quasi il doppio rispetto alle 214 della passata programmazione del Psr 2014-2022. I beneficiari finanziati sono stati 336, pari all’85,5% delle istanze, per una spesa di circa 1,48 milioni di euro su un fabbisogno di oltre 1,82 milioni. Gli alveari coinvolti negli impegni della misura sono passati a circa 93.000, segnando un aumento del 34,7% rispetto ai 60.734 del periodo precedente.

Orientamento al mercato e prospettive future

La stabilità economica del comparto è legata a una struttura imprenditoriale solida, come rimarcato da Giovanni Pandullo, dirigente del settore Ambiente e Zootecnia del Servizio fitosanitario regionale:

«Oggi contiamo circa 750 aziende che producono reddito e un sistema sempre più orientato alla qualità e alla commercializzazione».

La dotazione finanziaria complessiva per l’apicoltura è stata portata a circa 7,5 milioni di euro. L’efficienza della macchina amministrativa trova riscontro anche nei dati del programma per il miglioramento e la valorizzazione dei prodotti: nel 2025 sono stati erogati oltre 1,43 milioni di euro, equivalenti al 99% delle risorse stanziate.

La competitività del settore è supportata dal riconoscimento dell’Organizzazione dei produttori Apica e dalla cooperazione tra le associazioni di categoria. Attualmente, oltre il 90% del miele calabrese trova sbocco nei mercati del Nord Italia. Il prossimo obiettivo è l’espansione internazionale, sostenuta dalla presenza delle aziende calabresi alle principali fiere di settore per consolidare il marchio anche all’estero.