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Cantiere Laboratorio esprime dissenso sul Catanzaro Pride e richiama la politica alle vere urgenze della Calabria

La vigilia del primo Catanzaro Pride, in programma l’8 agosto 2026, solleva reazioni nel panorama culturale e sociale della regione. L’associazione culturale Cantiere Laboratorio ha preso posizione sull’evento, ribadendo in prima istanza il rispetto per la libertà di espressione e di manifestazione, in quanto diritti garantiti dalla Costituzione Italiana che devono valere per chiunque.

Al tempo stesso, il sodalizio rivendica il proprio diritto al dissenso e alla critica, contestando la rappresentatività dell’evento. Secondo l’associazione, la manifestazione viene presentata come portavoce dell’intera comunità, mentre ne esprimerebbe soltanto una minima parte, caratterizzata da una precisa visione culturale e ideologica.

La critica ai modelli culturali e il richiamo ai valori tradizionali

La netta contrarietà espressa da Cantiere Laboratorio si focalizza sui contenuti antropologici e sociali proposti dalle sfilate dell’orgoglio lgbtqia+. Nel documento diffuso dall’associazione viene evidenziato come durante tali eventi si assista all’esaltazione di posizioni ritenute distanti dal diritto naturale e dalla storia del territorio.

“Eventi durante i quali viene esaltata una blasfema ideologia che dissacra la vita, l’infanzia, la famiglia e la religione cristiana prospettando stili e modelli di vita che sono agli antipodi del diritto naturale e della stessa storia, cultura, tradizione ed identità della nostra Regione.”

La nota opera inoltre una distinzione formale sul piano del dibattito, separando il rispetto dovuto alla persona omosessuale dall’azione del militante ideologico dei pride. Cantiere Laboratorio conferma la volontà di sostenere la centralità della famiglia tradizionale, il suo ruolo educativo, il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale e la tutela delle tradizioni religiose locali.

Le priorità economiche e il ruolo delle istituzioni

Il nucleo della contestazione si sposta poi sulla scala delle priorità politiche e sociali che gravano sulla Calabria e sul suo capoluogo. L’associazione sottolinea come il territorio debba affrontare emergenze quotidiane ben più drammatiche rispetto ai temi sollevati dal pride, a partire dalla crisi occupazionale che costringe la popolazione giovanile all’emigrazione.

I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica confermano la presenza di oltre 175.000 nuclei familiari che vivono sotto la soglia della povertà, a cui si aggiungono le storiche carenze di un sistema sanitario regionale segnato da lunghe liste d’attesa. La critica si rivolge di conseguenza alla classe politica, rea di concentrare il dibattito pubblico su manifestazioni che godono di ingenti risorse economiche, sia da parte di colossi finanziari globali sia attraverso i finanziamenti concessi da istituzioni statali, regionali e comunali, anziché focalizzarsi sulle risposte serie e concrete attese dai cittadini calabresi.