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Carenza idrica, Campana: «Sorical e Arrical: il carrozzone dell’acqua che lascia la Calabria a secco»

La gestione dei servizi essenziali in Calabria finisce al centro di una dura polemica politica, che unisce le critiche sulla carenza idrica nella Sibaritide alle recenti decisioni della magistratura contabile sulla sanità. Al centro della contestazione c’è il modello di accentramento decisionale promosso dalla giunta regionale.

Il caso della condotta Macrocioli a Corigliano Rossano

La mancata sostituzione di 700 metri della condotta Macrocioli a Gelso, alle porte di Corigliano Rossano, diventa il simbolo di un’emergenza che colpisce circa ventimila residenti, oltre all’ospedale e all’Azienda sanitaria. Nonostante gli annunci iniziali, l’infrastruttura continua a registrare continui guasti.

Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/AVS, ha espresso una netta posizione sulla vicenda: «A maggio 2025 Sorical annuncia, nei prossimi giorni, la sostituzione di 700 metri della condotta Macrocioli a Gelso, alle porte di Corigliano Rossano, il tratto di rete idrica più vetusti e che lascia a secco una parte consistente di città. Il sindaco Flavio Stasi, la saluta come il primo risultato concreto. Più di un anno dopo quelle tubazioni non sono ancora posate: a gennaio lo stesso sindaco, durante un sopralluogo, le ha fotografate chiedendo cosa si stesse aspettando. La promessa è ancora lì a prendere il sole. Intanto la Macrocioli, la dorsale che dal Trionto alimenta il serbatoio Matassa e serve ventimila persone più l’ospedale e l’Azienda sanitaria, macina un guasto a settimana».

Il portavoce ha evidenziato come la disponibilità della risorsa alla sorgente non si traduca in un servizio efficiente per i cittadini a causa delle condizioni della rete: «E siamo a giugno, solo all’inizio di un’ennesima, torrida estate: nel 2026 si torna ancora a casa e non ci si può lavare, mentre alla sorgente l’acqua c’è. La Calabria non è povera d’acqua. La spreca, perché chi doveva rifare le reti non l’ha fatto. Quel chi ha un nome: Sorical, la società della Regione a cui Arrical ha affidato il servizio idrico. Ed è qui che il problema dei rubinetti si fa politico. Arrical è l’autorità unica per acqua e rifiuti voluta da Occhiuto, Sorical il gestore unico in cui, entro dicembre 2026, devono finire tutte le reti comunali. Si toglie controllo ai sindaci, si consegna tutto a una cabina di regia regionale, e il cittadino paga di più: sui rifiuti dai 160 euro a tonnellata degli ATO ai 350 di Arrical, e pure l’acqua è rincarata. Più accentramento, servizio peggiore, bolletta più cara».

Le critiche al modello di governance e i rilievi della Corte dei conti

Secondo l’esponente di Europa Verde, lo schema applicato al settore idrico ricalca quanto già visto in altri ambiti strategici della macchina regionale, come la sanità e i consorzi di bonifica.

«Non è un caso», sottolinea il portavoce calabrese di AVS. «È lo stesso schema di Azienda Zero in sanità e del Consorzio di Bonifica unico: tutto concentrato in una regia sola, che fa capo al presidente. Un presidente ormai uno e trino, capo della Regione, commissario alla sanità e assessore alla sanità ad interim, che proprio in questi giorni ha incassato la smentita più sonora. La Corte dei conti ha congelato l’uscita dal commissariamento sanitario sbandierata per mesi come un trionfo: rilievi sul merito e sul metodo, conti del 2024 e del 2025 non verificati, persino un vizio nella procedura. Morale: finché non risponde ai magistrati, Occhiuto non può firmare né da commissario né da assessore. L’uomo solo al comando, con le mani legate dalla Corte».

Campana ha poi rimarcato la distanza tra il dibattito istituzionale e le difficoltà quotidiane della popolazione, confermando il pieno sostegno alle iniziative del sindaco di Corigliano Rossano: «Sono giochi istituzionali che riempiono i giornali e non cambiano niente per chi vive qui. Alla signora di Corigliano Rossano che apre il rubinetto e non esce niente, che Occhiuto sieda su una poltrona o su tre non interessa. A guadagnarci è solo lui. Per questo stiamo, senza giri di parole, con Stasi e con la sua battaglia contro Sorical: gli esposti per interruzione di pubblico servizio, le spese che il Comune anticipa al posto della Regione, il no al passaggio dell’intera rete comunale a una società che non riesce a gestire nemmeno tre condotte. Affidarle altri chilometri di tubi mentre quelli nuovi restano in un campo non è una riforma ma un azzardo sulla pelle delle persone».

Le richieste per il servizio idrico nella Sibaritide

La formazione politica chiede un cambio di rotta immediato e l’attivazione di tavoli di confronto con le amministrazioni locali, preannunciando mobilitazioni sul territorio.

«Chiediamo cose semplici», conclude Giuseppe Campana, «che Sorical dica con date certe quando parte il cantiere Macrocioli, a cominciare dai tubi fermi a Gelso; che prima di prendersi le reti comunali si sieda a un tavolo con i sindaci della Sibaritide; che il Consiglio regionale verifichi i risultati di Sorical e Arrical, numeri alla mano. Su questo ci troveranno in piazza, accanto agli amministratori e ai cittadini. L’acqua è un bene comune, non l’ennesima leva per accentrare potere. E un presidente che colleziona cariche dovrebbe garantire prima di tutto una cosa: che d’estate, a casa, dal rubinetto esca l’acqua, altrimenti è inutile stare tutto il giorno sui social. Può farlo anche da casa sua».