Il tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per Safeer Ahmed e Ali Raza, i due 31enni pakistani accusati dell’omicidio dei braccianti Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, uccisi bruciati vivi il primo giugno scorso ad Amendolara. I giudici hanno respinto il ricorso presentato dai legali dei due indagati, gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, accogliendo la richiesta della Procura di Castrovillari, guidata da Alessandro D’Alessio, che premeva per la conferma della detenzione e delle aggravanti.
La discussione sul movente e la ricostruzione della difesa
Nel corso dell’udienza dinanzi al Riesame, la difesa ha proposto una ricostruzione alternativa circa il movente del quadruplice omicidio, contrastando l’ipotesi legata al caporalato formulata dagli inquirenti. Gli avvocati Brandi e Montilli hanno infatti dichiarato: «Il movente, per quanto abbiamo ricostruito nelle nostre indagini difensive, non riguarda motivi lavorativi o sfruttamento del lavoro, ma fatti personali». Per conoscere le ragioni del rigetto del ricorso si dovranno attendere le motivazioni della decisione, che saranno depositate entro 45 giorni.
La dinamica del rogo nella ricostruzione dell’accusa
Secondo l’impianto accusatorio, condiviso dal gip in sede di ordinanza cautelare, Raza Ali avrebbe cosparso di benzina il bagagliaio della Fiat Ulysse a bordo della quale si trovavano le vittime, appiccando il fuoco intorno alle ore 13 presso il distributore di carburante situato in Contrada Falconara. Nello stesso momento, Ahmed Safeer avrebbe rotto dall’interno la maniglia della portiera lato passeggero, bloccando poi fisicamente lo sportello per impedire ai migranti seduti dietro di uscire dall’abitacolo. Tale condotta evidenzierebbe una piena collaborazione tra i due indagati, finalizzata a intrappolare le vittime. Nel rogo hanno perso la vita quattro persone, mentre i due indagati devono rispondere anche del tentato omicidio di un quinto passeggero, Alamyar Taj Mohammad, unico sopravvissuto.
Le immagini della videosorveglianza e gli accertamenti parlamentari
La ricostruzione si basa in gran parte sui filmati del sistema di videosorveglianza della stazione di servizio posizionata lungo la Statale 106. I video mostrano le fasi dell’azione, dall’intervento iniziale di un carabiniere che aveva notato il lancio di rifiuti dal finestrino, fino al momento in cui il conducente scende per cospargere il mezzo di carburante e il passeggero rompe la maniglia dello sportello. Un secondo filmato documenta i disperati tentativi di fuga delle vittime, tra cui il gesto di un occupante che tenta di sfondare il parabrezza e la fuga del superstite con gli abiti in fiamme.
La vicenda ha assunto anche una rilevanza istituzionale. Il prossimo primo luglio la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati si recherà ad Amendolara per approfondire i dettagli del drammatico evento.



