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Il forte legame dei fedeli con il Santuario di Polsi e il ricordo mai spento di don Pino

Ci sono luoghi che vivono di pietra, storia e tradizione. E poi ci sono luoghi che vivono soprattutto delle persone che li hanno serviti, custoditi e amati. Per molti pellegrini della Calabria, e non solo, il Santuario della Madonna della Montagna di Polsi conserva ancora oggi ricordi profondi. A distanza di anni, la memoria di don Pino continua a essere rievocata da tanti fedeli con affetto, gratitudine e nostalgia, non per incarichi o titoli, ma per quello stile umano e pastorale semplice, autentico e profondamente gentile.

Una devozione che attraversa le generazioni nell’Aspromonte

Per migliaia di fedeli Polsi rappresenta molto più di una semplice meta di pellegrinaggio. È il luogo dove ogni anno si rinnova un legame profondo con la Madonna della Montagna, una devozione tramandata di generazione in generazione che accompagna le famiglie calabresi nei momenti di gioia e di prova. Salire a Polsi significa affidare alla Vergine le proprie speranze, le sofferenze, le preghiere e i ringraziamenti, ritrovando quella pace interiore che molti pellegrini raccontano di avvertire appena giunti ai piedi del Santuario. È un luogo che continua a richiamare i suoi devoti, quasi come una casa alla quale si sente sempre il bisogno di ritornare.

Il valore dell’accoglienza e la vicinanza agli ultimi

Per chi ha avuto modo di conoscerlo durante gli anni trascorsi a Polsi, don Pino era prima di tutto un sacerdote dell’accoglienza. Un uomo capace di fermarsi ad ascoltare chiunque si presentasse davanti a lui: il pellegrino arrivato da lontano, l’anziano in cerca di conforto, il malato, il giovane smarrito, la famiglia che portava ai piedi della Madonna una preghiera o una sofferenza. Molti raccontano ancora oggi di un pastore che non faceva differenze tra le persone. Al Santuario tutti trovavano conforto, una parola, un sorriso, una benedizione. Nessuno si sentiva estraneo o ignorato.

Chi frequenta la vallata dell’Aspromonte da decenni ricorda una realtà sempre viva, animata da pellegrini provenienti da ogni parte della regione. Erano anni in cui la presenza del rettore si percepiva costantemente nelle celebrazioni, negli incontri con i fedeli, nelle giornate di festa ma anche nei momenti più ordinari. In quelle giornate il Santuario diventava il punto d’incontro di una fede popolare intensa e sincera. Le processioni, le Messe, i canti dedicati alla Madonna della Montagna e i momenti di preghiera contribuivano a creare un clima di profonda comunione spirituale, nel quale ogni pellegrino si sentiva parte di una grande famiglia riunita sotto lo sguardo materno della Vergine.

Particolarmente vivo è il ricordo della sua attenzione verso chi soffriva. Malati, anziani e persone segnate dalle difficoltà della vita trovavano spesso in lui un interlocutore attento e disponibile. Per molti fedeli questa capacità di stare accanto agli ultimi rappresenta ancora oggi uno degli aspetti più belli del suo ministero e del luogo stesso.

Il desiderio della comunità e una casa spirituale sempre viva

Forse è proprio per questo che, tra i numerosi fedeli e anche attraverso le testimonianze sui canali social, continua a emergere il forte desiderio di un suo ritorno. La richiesta dei pellegrini è chiara e spontanea. Si auspica infatti che don Pino torni a Polsi, per riavere un sacerdote vicino alle esigenze della gente.

Tantissimi devoti continuano a testimoniare il ricordo di un sacerdote umile, benevolo, accogliente e profondamente innamorato della Madonna della Montagna. Un uomo che, secondo i pellegrini, ha saputo fare di Polsi non soltanto un luogo sacro da visitare, ma una vera casa spirituale nella quale sentirsi accolti, ascoltati e amati. Per questo, ancora oggi, il suo nome continua a essere pronunciato nelle case dei devoti e nelle preghiere di chi conserva nel cuore il ricordo di quegli anni di fede e gioia.

Davanti all’immagine della Madonna della Montagna, intere generazioni hanno affidato le proprie famiglie, i figli, il lavoro, la salute e le speranze. Si tratta di una devozione che attraversa il tempo e continua a vivere nel cuore di chi, ogni anno, sente il richiamo di quel Santuario immerso nel cuore dell’Aspromonte, riconoscendolo come uno dei simboli più profondi della fede calabrese.