La deputata del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti. Al centro dell’atto ispettivo vi è la richiesta di verifiche urgenti sulla legittimità della presenza di alcune navi cargo nello scalo di Crotone, con il sospetto che possano trasportare armamenti, esplosivi o materiali a duplice uso (“dual use”) verso scenari di conflitto, in particolare in direzione di Israele e della Striscia di Gaza.
La parlamentare estende così il monitoraggio sui flussi logistici marittimi in Calabria, dopo le recenti mobilitazioni e i controlli che hanno interessato lo scalo di Gioia Tauro.
I sospetti sui porti di Crotone e Gioia Tauro
Secondo quanto dichiarato da Orrico, le preoccupazioni per lo scalo crotonese nascono da segnalazioni sindacali e report di osservatori indipendenti specializzati nel tracciamento dei carichi bellici.
“L’Italia e la Calabria non possono in alcun modo tollerare la possibilità che dai nostri porti possa transitare materiale bellico o comunque dall’utilizzo dubbio, il cosiddetto ‘dual use’, verso scenari di guerra come temiamo stiano tentando di fare col passaggio di navi in direzione di Israele e della Striscia di Gaza utilizzando gli scali non solo di Gioia Tauro ma anche di Crotone”.
La deputata ha poi spiegato le tappe che hanno portato all’atto parlamentare, ricordando le precedenti verifiche effettuate nel principale hub regionale: “Sia come M5s che personalmente stiamo tenendo alta l’attenzione sulla vicenda. Riguardo il porto di Gioia Tauro, dopo le segnalazioni della campagna ‘No Harbor for genocide’ e di Usb, prima io e poi la collega deputata Ascari siamo andate per verificare le notizie sul sequestro, da parte delle autorità preposte, di alcuni container trasportanti forse acciaio balistico. Ora, però, ci viene evidenziato, sempre da Usb, come, presso il porto di Crotone vi sarebbe la sistematica presenza di alcune motonavi che, secondo quanto documentato da osservatori indipendenti quali ‘Weapon Watch’, risultano frequentemente impiegate nella logistica militare internazionale per il trasporto di armamenti ed esplosivi”.
I profili normativi e la sicurezza infrastrutturale
L’esponente del Movimento 5 Stelle ha evidenziato due ordini di criticità legati a questa situazione. Il primo riguarda il quadro giuridico nazionale, che pone vincoli stringenti sul commercio e il transito di armi, mentre il secondo tocca la sicurezza specifica della banchina crotonese.
“Una circostanza assai preoccupante. Sia perché il nostro sistema normativo vieta in modo assoluto e inderogabile il transito e l’esportazione di armi dal nostro Paese con la legge 185/1990 e sancisce il ripudio della guerra promuovendo la pace con l’articolo 11 della Costituzione. Sia perché il porto di Crotone, già teatro di gravissimi incidenti sul lavoro, non appare strutturalmente e proceduralmente adeguato a fungere da snodo logistico per materiali ad alto potenziale di rischio bellico”.
La richiesta di chiarimenti ai ministeri
L’iniziativa punta a ottenere risposte ufficiali da parte del Governo per fare piena luce sui movimenti tracciati nelle acque calabresi e per garantire il rispetto delle normative vigenti.
“Ecco perché ho deciso di presentare una interrogazione parlamentare al Ministero dell’Interno ed a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti affinché verifichino la legittimità della presenza presso il porto di Crotone di alcune navi, in particolare la ‘Capucine’ e la ‘Severine’, e se queste non trasportino mezzi o materiali militari”.



