Un nuovo grave episodio colpisce il comparto agricolo della Piana di Gioia Tauro, un territorio già duramente provato da criticità strutturali e fenomeni di criminalità rurale.
Un incendio, sulle cui origini dolose convergono i primi elementi raccolti dalle forze dell’ordine, ha completamente devastato i terreni di proprietà dell’imprenditrice agricola rosarnese Patrizia Rodi. La violenza del rogo ha azzerato una storica coltivazione di kiwi, trasformando i filari in una distesa di cenere e lasciando intatti soltanto i sostegni in cemento e gli scheletri degli impianti di irrigazione.
La dinamica del rogo e l’ipotesi del dolo
La prima ricostruzione dell’accaduto delinea uno scenario inquietante. I responsabili del gesto si sarebbero introdotti all’interno della proprietà agricola per appiccare il fuoco in più punti contemporaneamente. Questa precisa modalità di azione, secondo gli investigatori, suggerisce una strategia studiata nei minimi dettagli per massimizzare la velocità di propagazione delle fiamme, impedire un tempestivo spegnimento e causare il massimo danno possibile alla struttura produttiva dell’azienda.
Il bilancio dei danni alle colture della Piana
Il quadro emerso dopo lo spegnimento delle fiamme descrive una perdita colossale per il patrimonio botanico e commerciale della ditta. Oltre alla piantagione principale di kiwi, il fuoco ha avvolto e distrutto numerosi ulivi secolari e svariati alberi da frutto. Il fronte del fuoco ha investito anche gli agrumeti dell’azienda, danneggiando irrimediabilmente piante di arancio e mandarino. Si tratta di coltivazioni di pregio, frutto di anni di cospicui investimenti finanziari, sacrifici personali e cura quotidiana della terra.
Le conseguenze sul futuro economico dell’impresa
L’impatto di un simile disastro va ben oltre la stima del danno economico immediato, che resta comunque ingente. Per una realtà produttiva che opera nel settore primario, la perdita di intere piantagioni comporta l’interruzione traumatica di cicli biologici e commerciali consolidati. Il ripristino dei terreni e la messa a dimora di nuovi impianti richiederanno anni di lavoro prima di poter garantire il ritorno a livelli produttivi ed economici paragonabili a quelli precedenti all’attentato.



