L’obesità continua ad avanzare in Italia e lo fa seguendo dinamiche sempre più preoccupanti su tutto il territorio nazionale. A lanciare il nuovo allarme sono i dati Istat presentati a Roma durante l’ottava edizione dell’Italian Barometer Obesity Forum, dedicato al tema “Obesità in Italia: dati, impatti, prospettive politico-sanitarie e legislative di intervento”. Dall’indagine emerge un quadro complesso che tocca diverse fasce d’età, con una menzione specifica per la Calabria e la sua particolare distribuzione geografica del fenomeno.
La situazione in Calabria e il divario tra Nord e Sud
Il quadro territoriale italiano conferma un marcato divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Secondo i dati statistici, il Molise registra la maggiore incidenza di obesità con il 14,0% della popolazione interessata, seguito da vicino da altre regioni del Mezzogiorno come la Puglia al 13,2%, la Sicilia al 12,5% e la Campania al 12,0%. Sul versante opposto si collocano invece la Toscana con l’8,7%, la Provincia autonoma di Bolzano con l’8,8% e la Liguria con il 9,3%.
In questo contesto, la Calabria non viene inserita tra le aree con la prevalenza in assoluto più elevata, ma il report evidenzia un altro elemento peculiare. Insieme a Veneto, Emilia-Romagna e Basilicata, la Calabria presenta infatti una distribuzione dell’obesità relativamente omogenea sul territorio regionale, senza mostrare quelle forti disuguaglianze interne o picchi localizzati che si osservano invece in altre aree del Paese.
L’incremento nazionale tra le giovani donne e gli adulti
Analizzando i dati su base anagrafica a livello nazionale, l’incremento più marcato interessa le donne tra i 18 e i 34 anni, la cui prevalenza è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3%, registrando una crescita del 75,0% nell’arco di un decennio. Anche tra gli uomini della stessa fascia d’età il fenomeno risulta in aumento, seppur con un ritmo inferiore, passando dal 4,6% al 6,2%.
L’incremento prosegue anche nelle fasce successive. Tra i 35 e i 44 anni l’incidenza sale dall’8,5% al 10,3%, mentre tra i 45 e i 54 anni si raggiunge il 12,5%, rispetto all’11,1% che era stato registrato nel 2016.
I rischi per i minori e l’impatto del contesto socioeconomico
La situazione che riguarda bambini e adolescenti appare particolarmente significativa. Il 26,0% dei minori tra i 3 e i 17 anni presenta un eccesso ponderale, una percentuale che sale fino al 32,3% nella fascia d’età compresa tra 3 e 10 anni.
L’indagine mette in luce un forte legame tra le condizioni socioeconomiche e l’obesità infantile. La quota sale infatti al 35,8% quando entrambi i genitori sono in sovrappeso o obesi, e risulta generalmente più elevata nelle famiglie con minori disponibilità economiche e con livelli di istruzione più bassi. Roberta Crialesi, dirigente del Servizio Sanità, salute e assistenza dell’Istat, ha spiegato la situazione illustrando i dati presentati durante il Forum:
“Il fenomeno colpisce maggiormente chi dispone di meno strumenti economici e culturali”
Le ripercussioni multisistemiche sulla salute e il fattore sedentarietà
Gli esperti intervenuti al Forum hanno ricordato come l’obesità sia una patologia complessa che coinvolge numerosi apparati dell’organismo. Paolo Sbraccia, presidente della Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation e docente dell’Università di Roma Tor Vergata, ha delineato la gravità del quadro clinico:
“La vera gravità dell’obesità risiede nella sua natura multisistemica, associandosi a numerose complicanze come diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemie, apnea ostruttiva del sonno, osteoartrosi e malattie cardiovascolari”
Sbraccia ha inoltre richiamato l’attenzione sulle ripercussioni specifiche per la popolazione femminile più giovane:
“L’obesità triplica il rischio di infertilità, aumenta le probabilità di aborto e riduce progressivamente le possibilità di concepimento con l’aumentare dell’indice di massa corporea. Inoltre, aggrava la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, influenzando sia la funzione riproduttiva sia quella metabolica”
Un elemento correlato allo sviluppo della patologia resta la scarsa attività fisica, sebbene si registri un dato incoraggiante relativo alla diminuzione complessiva della sedentarietà in Italia, scesa dal 41,4% del 2016 al 32,4%. Nonostante il miglioramento, quasi un italiano su tre continua a non praticare sport, con una prevalenza maggiore tra le donne (35,8%) rispetto agli uomini (28,8%). Chi conduce una vita sedentaria presenta una probabilità molto più alta di sviluppare l’obesità: la prevalenza raggiunge infatti il 15,8% tra i sedentari, contro il 9,5% osservato tra chi svolge regolarmente attività fisica.



