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Domenica del Mare 2026: a Schiavonea la Chiesa celebra la gente di mare tra fede, lavoro e speranza

Si è conclusa nel contesto del Mercato Ittico di Schiavonea, nell’area portuale di Corigliano-Rossano, la giornata conclusiva delle celebrazioni della Domenica del Mare nella Diocesi di Rossano-Cariati. L’appuntamento nazionale è promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana tramite l’apostolato del Mare.

Nella giornata di sabato, nell’area portuale di Cariati, si è tenuto il convegno coordinato da Assunta Scorpiniti, direttrice del Museo del Mare di Cariati, a cui sono intervenuti nei saluti il vicesindaco di Cariati Maria Crescente, il comandante della Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro, Tullio Arcangeli, il direttore diocesano dell’Apostolato del Mare, don Giuseppe Ruffo, il dottor Luigi Leotta, presidente nazionale Stella Maris, il dottor Cufari, presidente della sezione di Cariati della Lega Navale Italiana, e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI.

La celebrazione eucaristica dell’Arcivescovo Aloise

La mattinata di domenica a Schiavonea si è aperta con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Rossano-Cariati, SE Monsignor Maurizio Aloise, che ha rivolto un intenso messaggio di gratitudine, speranza e responsabilità. Il presule ha richiamato il significato profondo della Giornata del Mare, ricorrenza internazionale celebrata dalla Chiesa nella seconda domenica di luglio per pregare e sensibilizzare sulle condizioni di vita della gente di mare e delle loro famiglie.

Nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo che presenta Gesù mentre annuncia la Parola dalla riva del mare, l’Arcivescovo ha ricordato come il mare non sia soltanto uno sfondo, ma diventi il luogo dell’incontro, della missione, della speranza, sottolineando che proprio da esso la Chiesa è chiamata a guardare con maggiore attenzione a chi ogni giorno affronta sacrifici spesso invisibili.

Il valore umano e la tutela della dignità dei marittimi

L’Arcivescovo ha voluto porre l’accento sulla realtà quotidiana dei lavoratori marittimi, sottolineando l’importanza del loro operato per l’intera società: “Dietro ogni nave ci sono volti, famiglie, sacrifici, lunghi mesi di lontananza da casa. Ci sono marittimi, pescatori, lavoratori portuali, persone spesso invisibili, ma essenziali per la vita del mondo”.

Un richiamo che acquista ancora maggiore attualità alla luce delle tensioni internazionali che interessano le rotte marittime e che mostrano quanto l’intera umanità dipenda dal lavoro di chi naviga. L’Arcivescovo ha evidenziato come il mare rappresenti una delle immagini più eloquenti dell’esistenza umana: affascinante e generoso, ma anche imprevedibile e talvolta severo. Per questo il lavoro dei pescatori non può essere considerato soltanto un’attività economica, bensì una vera vocazione fatta di dedizione, competenza, coraggio e rispetto per il creato. Monsignor Aloise ha esortato i marittimi e i pescatori presenti a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà economiche, dalla crisi che attraversa il settore e dall’indifferenza che spesso accompagna chi lavora lontano dai riflettori, ricordando che Dio continua a seminare speranza anche nei porti, nelle rotte del mare e nelle notti trascorse in navigazione.

Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia ha riguardato il rapporto tra tutela dell’ambiente e dignità della persona: “Non possiamo separare la cura del creato dalla cura della persona umana. Non basta proteggere gli oceani; occorre custodire anche la dignità di chi vive e l’attività di chi lavora sul mare”.

Il mare come scuola di fraternità e inclusione

Monsignor Aloise ha poi indicato il mare come autentica scuola di fraternità: “Sulle navi lavorano insieme persone di lingue, culture e religioni diverse. Mentre sulla terra spesso prevalgono divisioni e conflitti, sul mare si sperimenta che la collaborazione è possibile. Gli oceani non dividono i popoli: li mettono in comunicazione”.

Da qui l’invito rivolto a tutta la comunità cristiana ad essere, come la Chiesa, una barca che non esclude nessuno, una casa aperta, un luogo dove ciascuno trova accoglienza e speranza. L’Arcivescovo ha infine invitato i fedeli a interrogarsi sul proprio modo di vivere il Vangelo, chiedendo se il cuore sia un terreno capace di accogliere chi spesso rimane invisibile, se la fede produca frutti di giustizia, di pace e di fraternità, e se si sappia riconoscere il volto di Cristo anche nei lavoratori del mare, nei pescatori e nei marittimi.

I riti tradizionali e la mostra storica

Al termine della celebrazione si è rinnovato il tradizionale rito della benedizione delle imbarcazioni e dei pescatori. Anche a Schiavonea l’Arcivescovo ha voluto raggiungere personalmente ogni equipaggio per un momento di preghiera, di ascolto e di vicinanza, in un clima di profondo raccoglimento e intensa partecipazione. La giornata è poi proseguita con un’agape fraterna che ha riunito pescatori, famiglie, cittadini e autorità attorno alla stessa tavola, trasformando il pranzo comunitario in un concreto segno di fraternità, condivisione e comunione.

A concludere il programma è stata la mostra “Ricordi Azzurri”, curata dalla Pro Loco di Corigliano Calabro, un suggestivo percorso tra fotografie, oggetti e testimonianze che raccontano la storia della marineria locale e il profondo legame che unisce Schiavonea e l’intero territorio al mare. Le celebrazioni della Domenica del Mare hanno così confermato il volto di una Chiesa che desidera essere presente accanto alla gente di mare, riconoscendone il valore umano, sociale e spirituale e rinnovando l’impegno affinché nessun lavoratore del mare resti invisibile o dimenticato.