Un traguardo di straordinario valore umano ha animato la comunità di Lamezia Terme. Il primo agosto 2026, Pasqualina Mastroianni ha spento 100 candeline circondata dal calore dei suoi cari, coronando un percorso fatto di sacrifici, forza d’animo e profonda dedizione alla famiglia.
Nata nel 1926, terza di otto fratelli, Pasqualina ha trascorso i primi anni della sua vita nel quartiere cittadino di Donna Mazza. Nel 1956 ha affrontato la scelta di partire per l’Australia, raggiungendo a Melbourne il marito Paolino Rizzo, che si era trasferito sei anni prima per motivi occupazionali.
L’emigrazione a Melbourne e il valore del lavoro
L’esperienza in terra australiana ha visto Pasqualina impegnata in prima persona nel mondo del lavoro, in un contesto storico e sociale segnato da forti pregiudizi nei confronti degli emigrati e da significative disparità per le donne lavoratrici.
«Mia madre è stata ed è tuttora un grande esempio», spiega Gino Rizzo, uno dei cinque figli nati dall’unione con Paolino, insieme a Rosa, Vincenzo, Maria e Giovanna. «Ha sempre lavorato, da quando ha raggiunto mio padre in Australia, finché ha potuto. Il suo carattere forte ci ha insegnato tantissimo: l’etica del lavoro, il non arrendersi mai e l’importanza del sacrificio per i propri cari».
Il ritorno alle radici e la vita in Calabria
Nonostante la stabilità economica raggiunta all’estero, la lontananza dai familiari ha spinto la coppia a valutare il rientro in patria.
«Ciò che mancava erano gli affetti», continua Gino Rizzo. «Sì, il guadagno era presente ma mancavano i propri cari, che si trovavano dall’altra parte del mondo. Infatti, con la scusa di una vacanza in Italia, nel 1969, i miei genitori decisero di ritornare definitivamente a Lamezia Terme nel 1971. E da lì non siamo più andati via».
Il ritorno in Calabria ha consolidato il legame con la propria terra d’origine, dove la famiglia ha proseguito il proprio cammino all’insegna della condivisione e dell’impegno quotidiano. I cento anni di Pasqualina Mastroianni racchiudono così la memoria di un lungo percorso di vita, segnato dalla tenacia negli anni vissuti all’estero e dalla serenità ritrovata nel proprio luogo natio.
«Auguro a mia madre di ridere ancora, di continuare ad insegnare la forza del carattere e, a me, di poter continuare a sorriderle», conclude il figlio.



