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Desertificazione bancaria, Calabria maglia nera. Vibo Valentia prima provincia italiana per comuni senza sportelli

La chiusura progressiva delle filiali bancarie continua a penalizzare il territorio calabrese. Secondo l’elaborazione del Centro Studi CNA, in Calabria il 74,5% dei comuni è attualmente privo di uno sportello bancario. La provincia di Vibo Valentia guida la classifica nazionale per impatto demografico, con oltre il 52,6% della popolazione residente in centri rimasti senza un presidio creditizio.

A livello nazionale, la rete bancaria ha subito una riduzione drastica tra il 2015 e il 2025, passando da 30.258 a circa 19.140 filiali, per un taglio totale del 36,7%.

“Dati allarmanti che minano non solo il tessuto produttivo ed economico, ma anche quello sociale. È ora di aprire una riflessione e di ripensare la geografia dei presidi bancari”, dichiara il presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari.

Le ripercussioni sul tessuto economico locale

Il fenomeno incide in modo diretto anche sulle attività produttive. La Calabria risulta la terza regione d’Italia per numero di imprese situate in comuni privi di filiali, pari a 32.000 unità. Nella graduatoria per province, Cosenza occupa il terzo posto nazionale per volume complessivo, mentre Vibo Valentia registra la percentuale più alta per incidenza sul sistema produttivo locale, toccando il 42,2%.

Il calo delle filiali ha generato un forte aumento della frequenza di utilizzo dei presidi rimasti operativi. Crotone detiene il primato italiano per concentrazione, con una media di 713 imprese gestite da ciascun unico sportello. Segue Reggio Calabria con 617 aziende per filiale e Vibo Valentia con 536. Le cause principali di questo smantellamento risiedono nello spopolamento dei centri minori e nella crescente digitalizzazione dei servizi.

“La modernizzazione del sistema non può fagocitare i classici sportelli bancari. Specie per le micro e piccole imprese, che costituiscono l’asse portante dell’economia artigiana calabrese, il rapporto personale significa fiducia e certezza. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Aspetti fondamentali per costruire per l’impresa e per il territorio stesso. Ecco perché riteniamo che non possa essere applicata una formula ragionieristica e usata la forbice per tagliare gli sportelli. Piuttosto, auspichiamo come CNA Calabria che si inverta questa tendenza che vede la nostra regione e i suoi territori drammaticamente protagonisti”, chiarisce il presidente Cugliari.

L’impatto sociale sulla popolazione anziana

La riduzione dei servizi sul territorio accentua le problematiche legate alla struttura demografica della regione. L’assenza di sportelli fisici colpisce in particolar modo le fasce di popolazione con minore accessibilità agli strumenti digitali.

“La Calabria da tempo va incontro ad un severo inverno demografico acuito dai tanti giovani che vanno via. Lo spopolamento progressivo dei centri con meno servizi, porta a concentrarsi proprio in queste aree gli anziani, quindi i più fragili. Sono loro i primi a pagare le conseguenze del non potere avere uno sportello bancario nel proprio comune. Non è a loro che si può chiedere di scaricare un’app bancaria o di rivolgersi a un call center. I presidi bancari sono anche tutela”, conclude il presidente di CNA Calabria.