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Rifiuti e Tari, Calabria a due velocità: aumenti fino al 17%, ma c’è anche chi paga meno

Le tariffe della Tari per il 2026 registrano andamenti disomogenei all’interno dei principali centri urbanizzati della regione. L’impianto informativo diffuso attraverso un recente studio redatto dalla Uil Calabria, basato sulla disamina delle delibere deliberate dalle amministrazioni locali, traccia un quadro caratterizzato da scostamenti rilevanti sul piano territoriale.

Le variazioni territoriali tra aumenti e riduzioni

L’incremento percentualmente più marcato si osserva nel territorio di Lamezia Terme, in cui il tributo legato allo smaltimento dei rifiuti segna un rialzo del 6,2% per quanto concerne i nuclei familiari e raggiunge il 17% relativamente alle utenze non domestiche. Variazioni verso l’alto si riscontrano pure nei contesti urbani di Crotone, con un +6,9%, e di Catanzaro, dove la crescita si attesta al 1,63%.

Di contro, il comune di Reggio Calabria mantiene inalterati i valori tariffari rispetto all’esercizio precedente, confermando comunque posizioni relative tra le più elevate su scala nazionale. Un trend deflattivo caratterizza invece i municipi di Cosenza e Corigliano-Rossano, contesti nei quali le contrazioni risultano comprese tra il 5% e il 10%, dinamica riconducibile alle operazioni di recupero e ricognizione condotte sul fronte dell’evasione fiscale.

Le valutazioni del sindacato sulla gestione del servizio

I dati raccolti offrono al sindacato lo spunto per evidenziare come le oscillazioni dei prezzi non costituiscano un fattore del tutto ineludibile, ponendosi piuttosto in correlazione con i livelli di efficacia nell’organizzazione del ciclo dei rifiuti. La Uil Calabria evidenzia che la frammentazione dei costi riflette le differenziate capacità gestionali locali, traducendo svariate criticità operative in oneri finanziari diretti a carico della collettività e dei comparti produttivi.

“Rendere efficiente il sistema regionale di gestione dei rifiuti è quindi la strada per non scaricare sui cittadini i costi delle inefficienze strutturali, logistiche e operative radicate nel tempo e che oggi sono più evidenti a causa degli aumenti per energia e carburanti”, afferma la segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese.

Le direttrici strategiche per il contenimento dei costi

Il documento d’analisi definisce tre ambiti d’azione ritenuti primari per mitigare la pressione fiscale del tributo. Il primo pilastro riguarda l’ammodernamento e l’infrastrutturazione degli impianti di trattamento a titolarità pubblica, elementi considerati centrali per garantire il recupero di materia. A tal proposito, viene menzionato il sito di Alli, ubicato a Catanzaro, interessato da interventi di riqualificazione tecnica che mostrano primi esiti positivi.

Il secondo aspetto riguarda il coinvolgimento attivo dei contribuenti attraverso l’innalzamento qualitatively misurabile della raccolta differenziata e lo svolgimento di iniziative informative, finalizzate a ridurre la frazione indifferenziata e la conseguente incidenza economica sui piani finanziari.

Infine, l’organizzazione sindacale pone l’accento sulla tutela della forza lavoro impiegata nel comparto, individuando nella stabilità dei contratti, nell’aggiornamento professionale e nella tutela delle condizioni operative le basi necessarie per incrementare le rese dei servizi e contenere le dispersioni economiche.

“Investire sul lavoro nel settore rifiuti significa investire sulla qualità del servizio. Un sistema regionale più efficiente, sostenuto da lavoratori stabili e valorizzati, è l’unico modo per spezzare il meccanismo che oggi scarica ogni criticità sulle famiglie calabresi”, conclude Mariaelena Senese.