La decisione della Giunta regionale di approvare il calendario venatorio 2026-2027 accende lo scontro politico e ambientale. Con l’avvio fissato per il 2 settembre, il provvedimento solleva forti preoccupazioni per le conseguenze sul patrimonio faunistico locale, già duramente provato dagli eventi climatici e dagli incendi delle ultime settimane.
Le critiche sui rischi per la fauna e il territorio
L’inizio anticipato della stagione venatoria arriva in un momento critico per il territorio regionale, segnato da centinaia di roghi e da una prolungata siccità. Secondo le stime recenti, le fiamme hanno percorso migliaia di ettari tra boschi e macchia mediterranea, distruggendo gli habitat naturali e riducendo gli spazi a disposizione degli animali selvatici.
Su questo tema è intervenuto il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica». Il consigliere ha sottolineato come l’emergenza non sia terminata, ricordando che i mesi di agosto e settembre rientrano tra i periodi a maggior rischio per gli incendi boschivi.
«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – ha dichiarato Laghi – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».
Il nodo delle normative e dei piani faunistici
Al centro della discussione vi è anche la conformità della decisione alle normative vigenti. La legge quadro nazionale fissa normalmente l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, prevedendo la possibilità di preaperture solo in presenza di specifici e aggiornati piani faunistico-venatori.
Il consigliere Laghi ha evidenziato come lo strumento di pianificazione regionale sia risalente nel tempo: «La Regione ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa».
Secondo l’esponente politico, le condizioni attuali avrebbero dovuto suggerire una scelta opposta, applicando la tutela prevista per far fronte ai danni ambientali: «Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».
Le richieste sulla tutela del patrimonio naturale
Il dibattito tocca infine la gestione complessiva dell’emergenza ambientale, mettendo a confronto la tutela delle risorse agricole e boschive con quella degli animali selvatici.
«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – ha concluso Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».



