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Cosenza saluta Mohamed Bessioud: funerali in moschea, poi il viaggio verso la Tunisia

Si è svolto questa mattina, nella moschea di Cosenza, il rito funebre (Janazah) per Mohamed Amin Bessioud, il venticinquenne italiano di origine tunisina morto lo scorso 23 luglio dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione. Durante la cerimonia è stata recitata la Salat al-Janazah, la speciale preghiera corale per il defunto, prima del trasferimento della salma in Tunisia per la sepoltura. Finisce così il percorso terreno del giovane in Calabria, ma sul fronte giudiziario e politico il caso resta completamente aperto.

I fatti risalgono a venti giorni fa. Mohamed si trovava agli arresti domiciliari nella casa in cui viveva con la madre quando i Carabinieri sono entrati per effettuare una perquisizione. Da quel momento, le ricostruzioni della tragedia si dividono tra le notizie investigative e le denunce dei familiari.

La ricostruzione degli investigatori

Secondo le prime informazioni filtrate dagli ambienti investigativi, all’interno dell’appartamento sarebbero stati trovati circa 100 grammi di hashish. Gli inquirenti sostengono che il giovane, una volta ammanettato, avrebbe spintonato un militare per poi correre verso il balcone e lanciarsi nel vuoto.

Le contestazioni della famiglia e il nodo manette

Una versione, questa, contestata dalla famiglia e dal legale Osvaldo Rocca. La madre del ragazzo, Nabila, ha riferito ai cronisti che il figlio si sentiva da tempo intimorito, sotto pressione e in uno stato di forte fragilità psicologica. L’avvocato Rocca ha presentato un’istanza alla Procura di Cosenza chiedendo che l’autopsia verifichi con precisione l’eventuale presenza di segni sui polsi, così da accertare se il ragazzo fosse effettivamente ammanettato al momento della caduta, evidenziando inoltre come l’intervento avrebbe richiesto modalità differenti e un supporto sanitario data la vulnerabilità del giovane.

L’interrogazione parlamentare e la protesta in piazza

La vicenda ha travalicato i confini locali arrivando a Roma. La senatrice Ilaria Cucchi ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro della Difesa Guido Crosetto, chiedendo se siano state avviate verifiche ispettive interne all’Arma e quali siano i protocolli adottati per gestire controlli su persone in condizioni di fragilità.

In città, la risposta della comunità è stata immediata: il 27 luglio circa trecento persone — tra esponenti della società civile, politici e il vescovo dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato — hanno sfilato in corteo per chiedere verità. Anche Emilia Corea, garante comunale per i diritti dei detenuti, è tornata a sollecitare le istituzioni: «Non è una vicenda privata. Resta il compito di continuare a chiedere chiarezza su come vengono tutelate le persone vulnerabili sottoposte a provvedimenti dell’autorità».

La Procura di Cosenza proseguirà ora negli accertamenti medico-legali e nell’analisi delle testimonianze per fare luce sui minuti antecedenti alla caduta e stabilire eventuali responsabilità.