In merito alle vicende relative al recente controllo effettuato presso un condominio nella località Sant’Agostino di Rende, si rende necessario fare chiarezza per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti, integrando quanto comunicato dalle autorità con le precise smentite giunte dai diretti interessati.
Nella giornata del 12 agosto, l’Amministrazione Comunale di Rende, attraverso una nota diffusa dall’Ufficio Stampa del Sindaco, aveva reso noto un intervento ispettivo svolto dalla Polizia Locale — con la pattuglia composta dal Sottotenente Gianluca Sarpa, dal Brigadiere Capo Giuseppe Costabile e dall’Agente Elena Beltrano, sotto il coordinamento del Comandante Alfredo Ferraro — in collaborazione con i tecnici di Sorical. Secondo quanto riportato nel comunicato istituzionale, gli agenti avrebbero riscontrato nel locale cisterna la presenza di due rubinetti privi del regolare contatore di misurazione, ipotizzando il reato di furto d’acqua aggravato e procedendo al sequestro degli impianti e al deferimento di quattro persone all’Autorità Giudiziaria.
A seguito della pubblicazione di tali notizie, è giunta una ferma e dettagliata replica da parte dei condomini dell’immobile interessato, i quali hanno bollato la ricostruzione del furto d’acqua come del tutto priva di fondamento. I residenti precisano che l’ispezione non è scaturita da controlli d’iniziativa o da illeciti, bensì da una loro formale e sollecito richiesta di verifica inviata a Sorical e al Comune di Rende a causa di forti preoccupazioni sulla qualità dell’acqua potabile.
I condomini chiariscono infatti di aver preventivamente incaricato, a proprie spese, un laboratorio di analisi specializzato per esaminare l’acqua presente nella cisterna. Gli esiti degli accertamenti microbiologici hanno evidenziato una grave contaminazione batterica, con la presenza di batteri tra cui Escherichia coli, rendendo indispensabile l’intervento immediato delle autorità sanitarie e dei gestori della rete.
Per quanto riguarda i rubinetti finiti sotto sequestro e definiti “abusivi”, i residenti spiegano che si tratta di componenti facenti parte dell’impianto idrico originario del locale cisterne, installati sin dalla costruzione e dal momento dell’acquisto degli immobili, mai utilizzati per prelievi illeciti. L’azione dei condomini, ribadiscono i diretti interessati, è stata mossa esclusivamente dalla necessità di tutelare la salute pubblica e la propria incolumità di fronte a un potenziale rischio sanitario.



