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Mons. Savino al Santuario della Madonna della Catena: “La Calabria come modello di rinascita spirituale ed ecologica”

Al Santuario della Madonna della Catena a Cassano all’Jonio, un luogo simbolo dove la comunità locale si raccoglie per invocare la liberazione da ogni forma di oppressione spirituale e sociale, è stato pronunciato un forte richiamo alla responsabilità collettiva.

In occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, l’intervento si è inserito nel percorso del Tempo del Creato 2026, indetto da Papa Leone XIV dal primo settembre al quattro ottobre. L’iniziativa trae ispirazione dal celebre passo biblico del profeta Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”. Un invito chiaro a superare i conflitti e a convertire gli strumenti di distruzione in risorse per la vita e per la cura del territorio.

Dalle armi agli aratri per custodire il territorio

Durante la celebrazione è emerso l’impegno prioritario che attende l’attuale generazione, chiamata a compiere un’opera di profonda trasformazione socio-ambientale. La necessità di trasformare le risorse belliche o distruttive in elementi di coltivazione e prosperità trova un’eco particolare nel contesto regionale. La Calabria viene descritta come un territorio caratterizzato da ulivi secolari e risorse idriche generose, distante dagli stereotipi legati al degrado o alla criminalità organizzata. Gli ulivi che popolano la regione da oltre cinquecento anni continuano a produrre frutto, testimoniando una vocazione millenaria alla vita e alla cura della terra.

Un cammino percorribile dal deserto al giardino

Il messaggio centrale si concentra sul dovere morale di guardare oltre l’interesse individuale, recuperando lo spirito enciclico della Laudato si’ di Papa Francesco. L’atto di piantare un albero destinato a offrire ombra alle generazioni future rappresenta la sintesi dell’altruismo e della visione a lungo termine.

Mons. Francesco Savino ha dichiarato: “Prego perché la nostra generazione compia questa forgiatura, e perché la Calabria, terra di ulivi antichi e di acque generose, mostri all’Italia che il cammino dal deserto al giardino resta percorribile ogni volta che qualcuno decide di piantare un albero destinato a fare ombra a chi verrà dopo di lui”.

Questo passaggio sottolinea la possibilità concreta di invertire i processi di desertificazione culturale e ambientale, offrendo all’intero Paese un esempio di rinascita fondato sulla custodia del creato e sulla solidarietà intergenerazionale.