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LabEC, inclusione e creatività nel quartiere Pianicello di Catanzaro

Si è conclusa con un bilancio estremamente positivo la prima edizione di “LabEC – Laboratorio aperto di espressione creativa per giovani persone con trisomia 21 e autismo, nel contesto storico culturale di un insediamento urbano antico”. Promosso dalla cooperativa sociale Dedalo e sostenuto dalla Regione Calabria nell’ambito del POC 2014/2020 (Azione 6.8.3), il progetto ha trasformato il quartiere Pianicello di Catanzaro in uno spazio di sperimentazione, socializzazione e partecipazione attiva.

L’iniziativa ha visto il coinvolgimento di dodici giovani partecipanti: Lorenzo Barberio, Diego Leopardi Ciriaco, Vittoria Cossu, Maira Di Domenico, Salvatore Dolce, Laura Lamanna, Francesca Mignoli, Nicole Muleo, Luigi Piscioneri, Francesco Scalese, Andrea Solimeo e Miryam Tremoliti. Il gruppo è stato affiancato dagli artisti, dalle tutor e dal personale educativo, sperimentando varie tecniche espressive come pittura, collage, stencil, incollaggio e composizione materica per sviluppare manualità, autonomia e spirito di collaborazione.

Un percorso formativo focalizzato sulla relazione

L’impianto metodologico delle attività, coordinate dall’artista Massimo Sirelli e guidate dalle artiste-tutor Lisa Russo e Silvana De Santis con il supporto del coordinatore d’aula Francesco Nicotera e delle educatrici Luana Colicchia, Sonja Giglio e Rosaria Vono, ha puntato a superare la dimensione della semplice attività occupazionale per offrire un’autentica opportunità di crescita personale.

«Siamo molto soddisfatti del percorso realizzato attraverso LabEC e, soprattutto, della risposta che abbiamo raccolto da parte dei ragazzi e delle loro famiglie», dichiara il presidente di Dedalo, Guido Mignolli. «Il bilancio è assolutamente positivo perché abbiamo visto concretamente come l’arte possa diventare uno strumento straordinario di inclusione, relazione e partecipazione. Il valore del progetto non sta soltanto nel risultato artistico prodotto, che pure rappresenta una testimonianza importante del lavoro svolto, ma nel percorso che ha portato alla sua realizzazione: incontrarsi, lavorare insieme, sperimentare, scegliere, confrontarsi, rispettare i tempi e le sensibilità degli altri e, allo stesso tempo, sentirsi protagonisti».

Il presidente ha inoltre evidenziato il valore culturale del confronto tra differenti espressività: «LabEC ci ha consentito di costruire un contesto nel quale ciascun partecipante ha potuto esprimere la propria personalità e le proprie capacità, senza che la diversità diventasse un limite. Al contrario, la diversità è stata il punto di partenza per costruire qualcosa di comune. Abbiamo visto emergere sensibilità differenti, modalità diverse di approcciarsi ai materiali e alle forme, ma anche una crescente capacità di collaborare e di riconoscere il valore del lavoro dell’altro».

Un’opera collettiva come simbolo di comunità

L’esito simbolico e materiale dell’intero percorso si è concretizzato nella realizzazione di un mosaico-puzzle, presentato pubblicamente durante la seconda edizione della manifestazione “Vicoli d’arte”. L’opera si presenta come una grande composizione suddivisa in elementi uniti tra loro, dove ogni porzione riflette l’identità visiva e le scelte cromatiche dei singoli autori.

«Il puzzle rappresenta perfettamente lo spirito di LabEC», spiega ancora Mignolli. «Ogni tessera è diversa dalle altre, ha una propria forma, un proprio colore e una propria identità, ma acquista pienamente significato quando entra in relazione con le altre. È una metafora semplice ma molto potente di ciò che significa inclusione: non chiedere a tutti di essere uguali, ma mettere nelle condizioni ciascuno di esprimere ciò che è e, attraverso questa unicità, contribuire a un progetto comune».

Rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale

Oltre alla valenza socio-educativa, il progetto ha valorizzato la trama storica del centro cittadino, prestando attenzione alle tematiche ambientali mediante l’impiego di materiali ecocompatibili e metodologie a basso impatto.

«LabEC ha avuto anche il merito di dimostrare come inclusione e valorizzazione del territorio possano procedere insieme», precisa il presidente della cooperativa. «Portare un’attività di questo tipo nel quartiere Pianicello significa infatti lavorare contemporaneamente sulle persone e sui luoghi, creando occasioni di incontro e di partecipazione e contribuendo a restituire centralità a una parte importante del patrimonio storico e culturale della città».

Il traguardo raggiunto apre alla possibilità di reiterare l’esperienza in futuro. «Il risultato raggiunto ci incoraggia a proseguire su questa strada», conclude Mignolli. «Siamo convinti che progetti come LabEC abbiano un valore che va oltre la singola attività laboratoriale, perché contribuiscono a costruire una cultura dell’inclusione e della partecipazione».