La gestione del gran caldo nelle aule scolastiche continua a far discutere, dividendo il dibattito tra la flessibilità del calendario e le carenze strutturali degli edifici. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha chiarito che, pur sussistendo l’obbligo di legge di garantire almeno duecento giorni di lezione, la decisione su un eventuale slittamento o anticipo dell’anno scolastico spetta esclusivamente alle Regioni. L’ipotesi di modificare le date per venire incontro al clima o alle necessità delle famiglie resta tuttavia complessa e richiede un confronto approfondito con l’intero settore scolastico.
Per rispondere all’emergenza estiva, l’esecutivo punta sul Piano estate, finanziato quest’anno con ulteriori trecento milioni di euro per offrire attività a un milione di studenti e dare un primo supporto concreto ai genitori. Sull’ammodernamento degli istituti, dotati di condizionatori solo nel dieci per cento dei casi, il ministro ha ricordato che la gestione degli immobili ricade sotto la responsabilità degli enti locali. Ciononostante, sono stati stanziati oltre tre miliardi e mezzo dai fondi Pnrr per l’efficientamento energetico, a cui si aggiunge un fondo straordinario di venti milioni destinato all’acquisto di dispositivi di raffrescamento per le classi.
Restano però forti perplessità sulla reale efficacia di questi fondi, considerati da molti insufficienti per coprire gli oltre quarantamila plessi italiani, senza contare i limiti tecnici di impianti elettrici spesso troppo vecchi per sostenere nuovi condizionatori. Valditara ridimensiona lo scetticismo sostenendo che la quota disponibile per singola scuola aumenterà di un terzo se si escludono dal conteggio gli edifici già attrezzati, quelli che hanno provveduto autonomamente negli ultimi mesi e le strutture situate in zone geografiche meno soggette alle temperature estreme.



