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Truffa sulla Postepay: il Giudice di Pace di Catanzaro condanna Poste al rimborso

Una carta Postepay Evolution prosciugata attraverso un sofisticato raggiro digitale, costruito con messaggi apparentemente ufficiali e la regia di un falso operatore al telefono. È la vicenda capitata a un cittadino calabrese, terminata con una sentenza del Giudice di Pace di Catanzaro, Francesco Lecce, che ha condannato Postepay a restituire l’intero importo sottratto, oltre a interessi e spese legali. La pronuncia chiarisce un principio fondamentale per la tutela dei risparmiatori: chi gestisce strumenti di pagamento non può scaricare la responsabilità della truffa sull’utente in modo automatico.

Rischio professionale e adeguatezza dei sistemi di sicurezza

Secondo la sentenza, non è sufficiente per l’istituto finanziario sostenere che la transazione sia avvenuta inserendo le credenziali personali. L’intermediario è tenuto a dimostrare di aver adottato presidi concreti per proteggere i propri clienti da minacce ormai diffuse e prevedibili. Il consumatore non possiede le competenze tecniche necessarie per difendersi da raggiri sempre più evoluti, mentre chi eroga il servizio ne organizza il funzionamento e ne trae un profitto economico.

Di conseguenza, la presunta colpa grave del cliente non può essere ricavata dal semplice fatto che la frode sia trapselata o andata a buon fine, ma deve essere provata dall’azienda con elementi certi.

La posizione del Codacons sulla responsabilità degli intermediari

L’associazione dei consumatori ha accolto con favore la decisione del magistrato, definendola un atto di fondamentale civiltà giuridica. Il vicepresidente nazionale del Codacons, Francesco Di Lieto, ha sottolineato l’importanza della pronuncia: “Se la tecnologia entra nella vita quotidiana di milioni di persone, la sicurezza non può diventare un lusso per esperti informatici”.

L’associazione ribadisce come la protezione dei risparmi debba rimanere una priorità operativa. “Le truffe digitali non possono diventare una tassa occulta a carico dei consumatori”, ha affermato Di Lieto, aggiungendo che “la colpa grave non si presume, si prova”. Quando una frode viene architettata simulando canali ufficiali, non si può liquidare l’accaduto sostenendo che la vittima avrebbe dovuto accorgersene.

La procedura da seguire in caso di prelievi non autorizzati

Per chi si ritrova con il conto svuotato, la sentenza traccia una strada chiara per ottenere tutela.

Di fronte a un’operazione sospetta è necessario agire tempestivamente, bloccando subito la carta o il conto corrente, presentando denuncia alle autorità competenti e contestando formalmente l’addebito. Sarà poi l’intermediario finanziario a dover provare quali strumenti abbia realmente messo in campo per prevenire il raggiro, evitando di trasformare il cittadino truffato in una doppia vittima.