Eni ha pienamente rispettato le aspettative della vigilia: come era stato ampiamente previsto, le quotazioni ai propri impianti si sono esattamente allineate alle cifre promesse, dimostrando nei fatti la concretezza dell’impegno preso. Un passo concreto che ha fatto da apripista e sul quale ha deciso di innestarsi subito anche IP. La rete controllata dalla compagnia azera Socar si è accodata alla linea tracciata dal gruppo di San Donato, accogliendo l’invito delle istituzioni a frenare la rincorsa dei costi al distributore e introducendo a sua volta una soglia massima ai listini dei propri impianti. Questa misura prende il via gradualmente a partire dalle stazioni a marchio IP, valutando una successiva applicazione anche ai punti vendita Esso e agli altri partner commerciali che si riforniscono dal medesimo gruppo.
L’iniziativa ha raccolto il favore del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato come la scelta di IP, giunta a ridosso di quella di Eni, rappresenti un gesto di forte sensibilità verso la cittadinanza. Un intervento che dimostra la possibilità di incidere davvero nel contenere i rincari per i consumatori. La Premier ha rivolto un ringraziamento ufficiale al vertice azero Ilham Aliyev e ai vertici di Socar per la vicinanza mostrata nei confronti dell’Italia, ribadendo che l’esecutivo prosegue l’azione per tutelare la capacità di spesa dei cittadini di fronte a un panorama globale incerto.
L’intero percorso era stato avviato da Eni con il rispetto dei limiti fissati per la rete Enilive: 2,19 euro al litro per il diesel e 1,99 euro al litro per la benzina, cifre che garantiscono un risparmio netto di circa 17 centesimi rispetto ai valori di mercato rilevati di recente. La misura si incastra con il quadro fiscale delle accise e resta operativa per un mese, con la prospettiva di essere prorogata fino a fine anno in base alle condizioni dell’approvvigionamento e dell’andamento internazionale. Dalla società era stato chiarito come questo intervento rappresenti una forma di sostegno diretto e un ulteriore sforzo per assorbire parte dei rincari delle materie prime, evitando di scaricarli interamente sull’utente finale.
I due interventi giungono in un frangente particolarmente critico per la spesa energetica, appesantita dalle tensioni internazionali nel Golfo e dai tagli alle capacità di raffinazione in Europa. Monitoraggi recenti del Ministero indicano infatti come la benzina al self avesse toccato una media di 2,159 euro e il gasolio fosse salito a 2,377 euro, mentre lungo le tratte autostradali i picchi avevano superato i 2,25 euro per la verde e sfiorato i 2,46 euro per il diesel.



