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Strage di rapaci sullo Stretto di Messina, il roost dell’Aspromonte tra trappole e bracconaggio organizzato

L’ultimo valico terrestre della penisola prima della grande traversata del Mediterraneo si sta trasformando in un trappola mortale per centinaia di uccelli migratori. Durante il campo antibracconaggio condotto dal 14 al 27 settembre nell’area aspromontana affacciata sullo Stretto di Messina, i volontari di Legambiente hanno documentato una grave e sistematica attività illegale.

I bracconieri hanno preso di mira giovani esemplari di falco di palude, falco pecchiaiolo e altre specie protette che utilizzano il principale roost italiano, ovvero l’area di riposo notturno, per ricaricare le forze prima di raggiungere l’Africa. Gli spari sono stati registrati anche nei giorni di silenzio venatorio e all’interno di boschi devastati dagli incendi, dove la normativa vieta tassativamente la caccia per dieci anni.

Un fenomeno strutturato per eludere la vigilanza

Le attività di pattugliamento, sostenute dal NABU e dalla VGP Foundation, hanno evidenziato una struttura criminale organizzata per eludere le forze dell’ordine. Antonino Morabito, responsabile nazionale CITES e Benessere animale di Legambiente, ha chiarito la natura degli episodi riscontrati sul campo:

“Quello che abbiamo visto non è l’evento isolato dovuto a qualche irriducibile.”

L’analisi delle dinamiche operative fa emergere un quadro complesso e radicato sul territorio.

“C’è un bracconaggio ben organizzato, con vedette e comunicazioni rapide per sfuggire ai controlli. I bracconieri sparano anche nei giorni di divieto di caccia e nelle aree percorse dal fuoco proprio perché i controlli sono sempre meno. Ma questo roost sul versante calabrese dello Stretto è un patrimonio di importanza europea e non può restare una zona franca del bracconaggio.”

Le richieste per la tutela della biodiversità europea

L’area reggina accoglie ogni settembre oltre 1.000 falchi di palude, centinaia di pecchiaioli e rapaci rarissimi come il capovaccaio. In Italia si stima l’abbattimento o la cattura illegale di circa 5.000.000 di uccelli all’anno, un dato che colloca il Paese ai vertici negativi del continente. Per contrastare queste condotte e rispettare gli impegni del Piano strategico di Roma, Legambiente sollecita un presidio costante dall’alba al tramonto coordinato dalla Prefettura di Reggio Calabria insieme ai Carabinieri Forestali e all’unità SOARDA. Contestualmente, viene richiesta alla Regione Calabria l’istituzione di un’area protetta a tutela dell’intero roost.

L’impatto delle perdite registrate sullo Stretto si riflette sull’intero ecosistema continentale, come ribadito in conclusione da Morabito:

“Ogni rapace abbattuto in quel bosco è un individuo che non tornerà a riprodursi in Europa. Proteggere questo roost significa proteggere popolazioni di rapaci che si distribuiscono in mezzo continente europeo.”