Un inverno alle porte che si preannuncia complesso sul fronte dei costi, mercati internazionali tesi e l’esigenza impellente di evitare strozzature negli approvvigionamenti spingono l’Unione Europea a riconsiderare i tempi della transizione energetica. A margine del Consiglio informale dei ministri dell’Energia a Dublino, la Commissione Ue ha ufficializzato l’intenzione di valutare un rinvio di un anno nell’applicazione delle norme comunitarie sulle emissioni di metano legate all’importazione di idrocarburi. Si tratta di un congelamento strategico volto ad azzerare i rischi di deficit e a proteggere i consumatori da nuovi picchi speculativi.
La frenata della Commissione sulle regole per le importazioni di gas e petrolio
La disciplina sul metano, introdotta nel 2024 per monitorare e ridurre le dispersioni di uno dei gas serra a maggiore impatto climalterante, prevede a partire dal 1° gennaio 2027 l’obbligo per le aziende importatrici di certificare che i fornitori extra-comunitari adottino standard di rilevazione equivalenti a quelli europei. Un vincolo che, di fronte all’instabilità geopolitica globale, rischia di paralizzare i flussi d’acquisto di gas, petrolio e carbone.
“Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà impegnativo. Non prevediamo problemi di sicurezza dell’approvvigionamento ma prevediamo prezzi molto alti”, ha dichiarato il commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, sottolineando come “per chi non può permettersi il combustibile sarà la stessa cosa”.
Il commissario ha confermato l’avvio degli approfondimenti tecnici per concedere un anno di deroga al comparto: “Stiamo incontrando difficoltà nell’attuazione, soprattutto per quanto riguarda le importazioni: per questo, dopo aver ascoltato la maggioranza degli Stati membri dell’Unione, ho incaricato i miei servizi di esaminare la possibilità di rinviare l’entrata in vigore delle norme relative alle importazioni”.
Jørgensen ha rimarcato che la misura punta a “eliminare ogni incertezza” prima della stagione fredda, senza rappresentare “in alcun modo un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni”. A pesare sulla scelta è anche la fattura della crisi mediorientale, costata all’Europa “oltre 100 miliardi di euro di costi aggiuntivi per l’energia, senza ricevere nemmeno una molecola in più di gas o petrolio”. Di qui la necessità che l’Ue valuti “tutte le idee su come rendere le norme più flessibili, per renderle più efficienti”.
L’allarme dell’Aie sul diesel e l’esposizione del mercato europeo
A complicare la mappa delle vulnerabilità comunitarie si aggiunge il nodo dei carburanti raffinati. Durante le sessioni di lavoro a Dublino, il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), Fatih Birol, ha acceso i riflettori sulle possibili decisioni di Washington circa la limitazione dell’export strategico.
“L’Europa è una delle regioni più esposte, se non la più esposta in assoluto, quando si tratta di diesel”, ha avvertito Birol, ricordando che con i blocchi ai canali russi e le criticità in Medio Oriente, la stabilità logistica continentale dipende per circa il 50% proprio dalle spedizioni provenienti dagli Stati Uniti, dove sono in corso valutazioni politiche interne.
La posizione dell’Italia tra stoccaggi sicuri e il monito sui partner europei
Se l’Europa stringe le fila sul fronte regolatorio, da Roma arrivano rassicurazioni sulla capacità di tenuta del sistema nazionale. A margine del Forum Euromediterraneo Acqua, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato la solidità delle riserve italiane di metano.
“Sul fronte gas, sul fronte degli stoccaggi, noi siamo in una condizione di assoluta tranquillità, perché i contratti sono oltre il 90% e ormai i pompaggi, la questione è la tempistica dei pompaggi, sono all’85%. Raggiungiamo il massimo dello stoccaggio. Cosa che difficilmente raggiungono altri Paesi europei, proprio come tempistica di pompaggio più che come acquisto del tutto”, ha spiegato Pichetto.
Il titolare del Mase ha tuttavia evidenziato come gli affanni degli altri partner europei rischino di riflettersi sui prezzi complessivi all’ingrosso: “Però è chiaro che altri Paesi europei che hanno uno stoccaggio molto basso e alti consumi — la Germania è una, ma anche l’Olanda mi risulta — stanno intervenendo sul mercato acquistando in modo massiccio, e una delle leggi del mercato è che se ho bisogno a tutti i costi di un prodotto si genera un aumento”.



