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Sanità in Calabria, il rapporto Gimbe certifica le criticità tra carenza di personale e rinuncia alle cure

Il panorama della sanità in Calabria descritto dal nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale mostra una situazione di difficoltà strutturale e continuativa. I dati raccolti documentano il persistente divario tra le risorse finanziarie assegnate e l’effettiva erogazione dei servizi assistenziali sul territorio.

Nel 2025 il riparto del Fondo sanitario nazionale pro capite destina alla regione 2.223 euro, un importo leggermente superiore rispetto alla media nazionale di 2.218 euro. Tale disponibilità economica non trova tuttavia un riscontro nei dati relativi alla salute della popolazione: l’aspettativa di vita alla nascita in Calabria si attesta a 82,9 anni, contro una media italiana di 83,7 anni, evidenziando le complessità riscontrate dalla cittadinanza nell’accedere ai servizi di prevenzione e alle prestazioni terapeutiche.

Le difficoltà legate all’organico e la spesa sanitaria

Uno dei fattori cardine delle criticità del sistema regionale risiede nella disponibilità di personale sanitario. Nel 2024 la Fondazione Gimbe ha rilevato la presenza di 10,4 unità di personale ogni 1.000 abitanti, a fronte di un parametro nazionale pari a 12,1.

Il dettaglio sulle diverse figure professionali evidenzia ulteriori differenze:

  • I medici dipendenti sono 1,78 ogni 1.000 abitanti, rispetto all’1,84 medio nazionale.

  • Gli infermieri registrati sono 4 ogni 1.000 abitanti, contro la media italiana di 4,75.

  • Il rapporto tra infermieri e medici si attesta a 2,25, valore inferiore al 2,59 rilevato nel resto del Paese.

Sul fronte finanziario, nel 2025 l’impiego di medici gettonisti per far fronte alle carenze di organico ha comportato un impegno di 0,8 milioni di euro.

Parallelamente, si registrano scostamenti significativi nell’ambito della spesa privata dei cittadini. Nel 2024 la spesa pro capite inviata al Sistema TS per le dichiarazioni dei redditi è risultata pari a 449 euro in Calabria, valore distante dai 787 euro della media nazionale. Questa differenza riflette il fenomeno della rinuncia alle prestazioni sanitarie da parte della popolazione, legato ai tempi di attesa, ai trasferimenti fuori regione e ai condizionamenti di natura economica.