La Calabria si inserisce tra i territori nei quali la coltivazione delle nocciole registra un andamento favorevole e presenta ampie possibilità di sviluppo. A evidenziare il potenziale della regione è Marco Botta, general manager di Ferrero Hazelnut Company, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa e firmata da Roberto Fiori.
La dichiarazione si colloca nel contesto del rilancio dell’Hazelnut Agronomy Program, il percorso di formazione tecnica sul nocciolo promosso con l’European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS) e il Consiglio nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali (CONAF). Il richiamo alla regione costituisce un attestato sulle prospettive agricole locali, pur senza prefigurare nuovi impianti industriali o investimenti finanziari specifici sul territorio.
Il quadro nazionale e le prospettive calabresi
Analizzando la geografia produttiva italiana, il manager traccia una distinzione tra i bacini tradizionali e i territori di più recente espansione. “Le regioni più produttive sono tradizionalmente il Lazio, la Campania e il Piemonte, ma abbiamo un trend positivo anche in areali di più recente sviluppo come Emilia Romagna, Toscana e Calabria, che hanno buoni margini di crescita”, dichiara Botta a La Stampa.
La valutazione colloca il comparto calabrese in una fase dinamica, all’interno di un annata che ha visto volumi di raccolta superiori a quelli precedenti su scala nazionale. Le stime generali confermano un percorso di espansione che richiede tuttavia un’attenta gestione dei fattori ambientali e agronomici.
Formazione tecnica e innovazione: la seconda edizione dell’Hazelnut Agronomy Program
Il progetto formativo per esperti del settore riparte con una seconda edizione, annunciata sui canali ufficiali della multinazionale insieme alla nascita di una Community di agronomi per favorire lo scambio di competenze. Le iscrizioni si chiudono alle ore 12,00 del 18 novembre, data fissata per l’inizio delle attività.
Il programma punta a rispondere all’esigenza di aggiornamento professionale in una coltura complessa. La prima edizione ha visto un totale di circa 1.000 adesioni e oltre 70 ore di didattica, culminate nella selezione di 120 professionisti per le lezioni in presenza presso le università di Torino, Perugia, Tuscia e Salerno.
Sfide fitosanitarie e nuove tecnologie per i noccioleti
La filiera deve misurarsi con criticità strutturali e congiunturali quali il cambiamento climatico, l’invecchiamento delle piante, il rischio di spopolamento agricolo e l’insorgenza di parassiti. “Il programma è nato per rispondere a una fase di profonda trasformazione della filiera italiana della nocciola”, precisa Botta nel corso dell’intervista.
Tra le soluzioni sviluppate figurano sistemi di intelligenza artificiale legati al monitoraggio della cimice asiatica e modelli sostenibili per il rinnovo degli impianti. La sperimentazione si avvale inoltre di demo farm guidate, destinate allo studio dell’irrigazione, della gestione dei residui di potatura e della resa delle differenti varietà botaniche.
Requisiti di qualità per l’accesso alla filiera industriale
L’attenzione dell’industria trasformatrice resta incentrata sugli standard qualitativi prima ancora che sui volumi complessivi raccolti. Poiché la produzione nazionale non copre interamente il fabbisogno del gruppo, la selezione dei fornitori avviene su scala globale basandosi su rigidi parametri di tracciabilità, calibro e idoneità alla lavorazione.
“A noi interessa la qualità della materia prima, ovunque essa sia, dalla Turchia al Cile”, chiarisce il manager. Per le aziende agricole calabresi, la possibilità di consolidare la presenza sul mercato industriale rimane vincolata alla continuità produttiva, alla modernizzazione delle tecniche colturali e al rispetto dei parametri richiesti dalla trasformazione.



