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Previdenza, l’allarme dell’Unsic: “Nei prossimi dieci anni rischio emergenza sociale, Calabria ultima per importo medio degli assegni”

Nei prossimi dieci anni il sistema previdenziale italiano potrebbe trovarsi ad affrontare una profonda emergenza sociale. L’allarme arriva dall’organizzazione datoriale Unsic, membro del Cnel, che ha analizzato la tendenza del reddito pensionistico per gli oltre 16 milioni di pensionati del Paese sulla base delle rilevazioni dell’Inps. A fronte di una media nazionale di 22.621 euro lordi annui pro-capite — per una spesa complessiva che nel 2025 ha toccato i 372,45 miliardi di euro — le proiezioni per il futuro evidenziano un progressivo calo dell’entità dei nuovi assegni, legato alla definitiva scomparsa del regime misto e alla piena entrata a regime del sistema contributivo puro introdotto dalla Riforma Dini e completato dalla Riforma Fornero.

La transizione verso il contributivo puro penalizzerà l’importo dei trattamenti futuri, complici i mutamenti strutturali del mercato del lavoro, caratterizzato da minore stabilità e da carriere meno continue rispetto al passato. “Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri – spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. “A ciò si sommano i cambiamenti produttivi, con lo scemare di quelle industrie che hanno garantito carriere lunghe e stabili, e il dato demografico: l’aumento di numero dei pensionati peserà maggiormente sulle casse pubbliche. Considerando che i pensionati costituiscono attualmente una buona ‘cassaforte’ per molte famiglie, la tendenza rischia di mandare in crisi radicati equilibri sociali”.

L’impatto sul Mezzogiorno e la posizione della Calabria

Il divario territoriale rappresenta uno degli aspetti più critici dell’intera analisi. Nel Mezzogiorno gli importi medi mensili risultano già inferiori di circa 350 euro rispetto a quelli rilevati nelle regioni del Centro-Nord. A soffrire particolarmente la transizione verso i nuovi criteri di calcolo saranno le aree in cui la storia occupazionale è stata segnata da discontinuità retributiva e da una forte presenza di ammortizzatori di natura assistenziale.

In questo quadro, la Calabria si colloca all’ultimo posto della graduatoria nazionale. Con una media lorde pro-capite di circa 17.600 euro annui, la regione registra il valore più basso d’Italia, distanziata di 5.000 euro dalla media nazionale e di quasi 8.000 euro rispetto ai vertici della classifica occupati dalla Lombardia (25.500 euro) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (25.000 euro). Sulla posizione di coda della Calabria pesano in modo determinante carriere lavorative storicamente frammentate, livelli retributivi medi inferiori alla media del Paese e una marcata incidenza di prestazioni a carattere assistenziale rispetto a quelle strettamente collegate ai contributi da lavoro versati.