La crisi del settore dei trasporti e dell’agricoltura irrompe nel dibattito politico nazionale dalla tappa calabrese di Carlo Calenda. Intervenuto a Vibo Valentia in occasione della IX edizione del Festival del Sud, dove ha presentato il suo volume “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”, il segretario di Azione ha affrontato i nodi centrali delle mobilitazioni che stanno interessando il territorio e l’intero Paese: il caro gasolio, le inefficienze dei sostegni statali e le polemiche sulle ipotizzate infiltrazioni criminali nei blocchi stradali.
«Ragioni fondate, ma no ai blocchi»
Nel tracciare la linea sulla mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori, Calenda opera una chiara distinzione tra le istanze dei lavoratori e i metodi di protesta scelti.
«Sono contrario ai blocchi perché creano problemi alla cittadinanza, soprattutto alle persone più fragili, ma alla base della protesta ci sono ragioni fondate», ha spiegato il leader di Azione.
L’impatto dei costi energetici e del carburante sui bilanci delle imprese di trasporto e delle aziende agricole richiede, secondo Calenda, una comprensione immediata, ma senza penalizzare la libera circolazione e i servizi essenziali destinati ai cittadini.
L’accusa all’esecutivo: «Ritardi burocratici e aiuti insufficienti»
L’attacco più duro è rivolto alle tempistiche e alla struttura dei provvedimenti varati dall’esecutivo.
«Gli aiuti del governo sono insufficienti e arrivati in ritardo: tra decreto legge e decreti attuativi sono passati cinque mesi», ha sottolineato Calenda dal palco di Vibo Valentia.
Sotto accusa finiscono i complessi meccanismi burocratici che rallentano l’erogazione reale delle risorse. In particolare, il ricorso al credito d’imposta in compensazione tramite F24 viene giudicato uno strumento farraginoso per imprese in urgente cerca di liquidità, mentre i fondi destinati al rinnovo del parco veicolare risultano ancora non operativi a causa del blocco dei decreti attuativi.
Stoccata a Salvini e alla gestione dei ministeri
Nel mirino del segretario di Azione finisce direttamente il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, additato come responsabile dei rallentamenti della macchina ministeriale.
«Quando c’è una crisi, non bisogna affidarne la gestione a Salvini: persino l’Alta velocità ha cominciato ad avere problemi da quando è arrivato lui», ha provocato Calenda, denunciando la mancanza di un monitoraggio quotidiano sui dossier cruciali.
La ricetta di Azione: un euro sulle sigarette per tagliare il gasolio
Oltre alle critiche, Calenda ha rivendicato la proposta finanziaria formulata dal suo partito per calmierare strutturalmente i prezzi dei carburanti.
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L’intervento prospettato: Aumentare di 1 euro il prezzo dei pacchetti di sigarette per destinare il gettito derivante al taglio delle accise su benzina e gasolio.
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Le risorse stimate: Una manovra capace di mobilitare circa 3 miliardi di euro a beneficio di autotrasporto, pesca e agricoltura.
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Lo stallo politico: Secondo la ricostruzione di Calenda, l’ipotesi — inizialmente accolta dalla premier Giorgia Meloni — sarebbe poi stata bloccata da Forza Italia a causa delle pressioni esercitate dalle categorie interessate.
Infiltrati della ‘ndrangheta? «Servono prove e riscontri»
In merito alle ipotesi circolate circa presunti condizionamenti della criminalità organizzata sulle proteste in Calabria, il leader di Azione invita alla massima cautela istituzionale per evitare di criminalizzare indistintamente le rivendicazioni economiche.
«Servono riscontri effettivi delle forze di polizia, non ci si possono inventare situazioni senza prove», ha precisato Calenda.
Per il segretario di Azione, eventuali responsabilità personali o infiltrazioni criminali vanno accertate e perseguite dagli organi inquirenti, distinguendo nettamente le Mele marce dai reali problemi di sostenibilità economica che hanno spinto gli autotrasportatori e le categorie produttive a scendere in piazza.



