Il dibattito sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità calabrese si sposta sul piano dei numeri e delle relative interpretazioni. A seguito dell’analisi diffusa dalla Fondazione Gimbe, che ha evidenziato un peggioramento delle prenotazioni effettuate entro i tempi previsti nei primi nove mesi del 2026, si registra l’intervento di Angelo Brutto, presidente della Terza Commissione Sanità del Consiglio regionale.
La lettura proposta da Brutto si concentra su un ulteriore elemento emerso dal monitoraggio Agenas: sebbene si rilevi una flessione rispetto all’anno precedente, la Calabria registra percentuali superiori alla media nazionale per le prime visite specialistiche e sostanzialmente in linea per quanto riguarda gli esami diagnostici. Il quadro informativo si sviluppa quindi su due direttrici: il confronto con i dati del resto d’Italia e l’andamento interno rispetto al 2025 su cui Gimbe ha focalizzato l’attenzione.
Prime visite e diagnostica, i dati nel contesto nazionale
Per le prime visite specialistiche, la quota calabrese si attesta all’87,2%, a fronte di una media nazionale del 78,6%. Si tratta di un valore superiore a quello registrato in regioni quali Lombardia (82,7%), Piemonte (72,2%) e Liguria (79,9%). Nel confronto temporale, tuttavia, la percentuale risulta in calo rispetto all’89,9% rilevato nei primi nove mesi del 2025, con un margine di riduzione pari a 2,7 punti percentuali.
“I dati pubblicati nell’ultimo Bollettino nazionale di Agenas sulle liste d’attesa attestano il posizionamento stabile della Calabria nella fascia medio-alta della classifica nazionale.”
Il presidente della Commissione Sanità ha rimarcato come tali parametri si inseriscano nel quadro del Piano di rientro che interessa il sistema sanitario regionale.
Sul fronte degli esami diagnostici, la percentuale si colloca all’85,4%, superando di poco il dato medio italiano dell’85%. Anche in questo ambito si osserva una diminuzione rispetto all’87,5% dello stesso periodo del 2025, pari a 2,1 punti percentuali. Nel quadro comparativo figurano inoltre la Sicilia con il 72,3% e la Sardegna con il 78%.
“Anche sul fronte degli esami diagnostici la nostra regione risponde positivamente.”
Le interpretazioni sui valori e il nodo dell’appropriatezza prescrittiva
Il centro dell’analisi risiede nella duplice chiave di lettura delle cifre: il posizionamento al di sopra della media nazionale coesiste con la contrazione dei valori su scala regionale su base annua. Brutto lega il posizionamento della regione agli obiettivi del Governo Meloni per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e l’incremento dell’efficienza delle prestazioni.
L’analisi svolta da Gimbe evidenzia invece lo scostamento negativo interno e richiama alla prudenza nell’utilizzo dei dati aggregati. La Fondazione specifica che le rilevazioni disponibili non permettono di quantificare l’esatto numero di prestazioni erogate entro i tempi di garanzia, né di tracciare l’intero lasso di tempo intercorso tra la prescrizione e l’effettiva erogazione della cura.
Un altro parametro preso in esame riguarda le prescrizioni in classe P, relative alle prestazioni programmabili, che in Calabria coprono il 66%. Se da un lato il dato viene citato come elemento rilevante nella gestione delle attese, dall’altro Gimbe sottolinea come la diversa distribuzione delle classi di priorità tra le regioni possa incidere sulle percentuali complessive, richiedendo una valutazione specifica sulle singole tipologie di prestazione.
Prospettive e interventi futuri
A margine della disamina dei dati, Brutto evidenzia l’esigenza di proseguire gli interventi programmati per migliorare la gestione del servizio sul territorio.
“Nella consapevolezza che c’è ancora strada da fare per consolidare un’assistenza omogenea e di alto livello in tutta la Calabria, continueremo a operare con rigore.”
L’obiettivo indicato resta quello di superare le criticità strutturali rimaste in sospeso e garantire l’omogeneità delle prestazioni sanitarie su tutto il territorio regionale.



