Un’operazione condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro. Il provvedimento, scaturito su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e denominato operazione “Nexus”, riguarda beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo stimato in circa 4.000.000 di euro, riconducibili a un soggetto classe 1972 residente nel territorio vibonese.
I dettagli dell’inchiesta e il presunto ruolo nel narcotraffico
Il soggetto destinatario del provvedimento risulta imputato nell’ambito dell’operazione “Adelphi”, in cui gli vengono contestati i reati di associazione di tipo mafioso e traffico transnazionale di sostanze stupefacenti. Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, l’uomo avrebbe operato all’interno della cosca Mancuso, occupandosi in particolare della gestione delle risorse economiche generate dal narcotraffico internazionale. Le indagini avrebbero evidenziato il suo coinvolgimento nel curare la movimentazione, il reimpiego e il successivo inserimento di tali capitali nei circuiti economici leciti.
Gli accertamenti economico-patrimoniali e i beni sigillati
L’esecuzione del decreto rappresenta il risultato di approfonditi accertamenti patrimoniali condotti dal Gruppo della Guardia di Finanza di Vibo Valentia insieme al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste. Il lavoro investigativo, coordinato sempre dalla DDA di Catanzaro, ha permesso di riscontrare una netta sproporzione tra i beni accumulati e la capacità reddituale lecitamente dichiarata dall’interessato. Tra i beni finiti sotto sequestro figurano quattro immobili, diversi terreni agricoli che si estendono per oltre 18.000 metri quadrati, un’azienda attiva nel settore florovivaistico situata nel comune di San Calogero e diversi rapporti finanziari.
La strategia di contrasto alla criminalità organizzata
L’azione condotta dalle autorità si inserisce in una più ampia strategia volta a colpire i patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni mafiose. L’aggressione dei beni viene considerata un passaggio fondamentale per indebolire la capacità operativa delle cosche nel tessuto economico e sociale, tutelando al contempo la libera concorrenza e l’economia legale. Il procedimento di prevenzione, basato sulle disposizioni del decreto legislativo n. 159 del 2011, proseguirà davanti all’Autorità Giudiziaria per la definizione delle ulteriori richieste avanzate nell’ambito dell’impostazione accusatoria, ricordando che il provvedimento ha natura cautelare e che la posizione dell’interessato resta soggetta al principio di presunzione di innocenza.



