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Il declino di Futuro Nazionale in Calabria: addii in blocco e accuse di incoerenza

Il progetto politico legato a Roberto Vannacci registra una contrazione significativa anche sul territorio calabrese, rispecchiando un trend di ridimensionamento già evidente su scala nazionale. Dopo una fase iniziale di sospensione cautelativa, sei figure chiave della provincia di Cosenza hanno ufficializzato l’interruzione definitiva di ogni rapporto con il movimento Futuro Nazionale. La decisione coinvolge Eugenio Salerno per Castrovillari, Simona Russo per Cosenza, Francesca Rosito per Morano Calabro, Gianfranco Groccia per Spezzano Albanese, Vincenzo Borrelli per Altomonte e Gaetano Falabella, tra i fondatori della struttura di Francavilla Marittima.

I motivi dello strappo risiedono in una marcata divergenza sulla linea politica e organizzativa. Gli ormai ex dirigenti locali denunciano una gestione fortemente centralizzata, priva di reali spazi di confronto democratico con i territori che avevano promosso le prime fasi del movimento. A questo si affianca una forte insofferenza verso derive ideologiche ritenute eccessivamente radicali, giudicate incompatibili con la costruzione di un centrodestra moderato, istituzionale e ancorato ai problemi concreti delle comunità locali.

I firmatari sottolineano la contraddizione tra la meritocrazia sventolata nei proclami ufficiali e le prassi adottate internamente. Sotto accusa finisce la gestione regionale facente capo all’onorevole Domenico Furgiuele, in particolare per alcune nomine e incarichi chiave affidati a presunti congiunti, tra cui il coordinamento di Catanzaro e il ruolo destinato a Massimo Cristiano. Una condotta ritenuta incoerente con le recenti prese di posizione dell’ex generale Vannacci, che in occasione delle suppletive di Reggio Calabria aveva attaccato duramente i vertici regionali di Forza Italia, Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro, proprio sul tema delle dinamiche familiari nella gestione del potere.

Nel confermare l’apprezzamento per l’operato istituzionale del presidente Occhiuto e per la concretezza dell’azione di governo regionale, gli ex referenti precisano che la scelta di lasciare il movimento non segna l’abbandono dell’impegno politico, bensì la volontà di proseguire la propria attività all’interno di un perimetro moderato e coerente con i valori costitutivi originali.