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Granchio blu, il WWF Calabria Citra: «Lo Ionio può ancora fermarlo, ma bisogna arrivare prima»

La presenza del granchio blu non costituisce più un fenomeno limitato alle acque dell’Adriatico. Le segnalazioni lungo il litorale calabrese stanno aumentando in modo costante, interessando in particolar modo le foci dei fiumi e gli ambienti salmastri, ecosistemi centrali per la salvaguardia della biodiversità. Tracciare la presenza del crostaceo e monitorarne gli spostamenti rappresenta il passaggio fondamentale per evitare che anche l’area dello Ionio subisca i gravi danni ambientali ed economici registrati in altre zone d’Italia.

Per fare fronte all’emergenza nasce il progetto “In-sapidus”, che verrà presentato domani, 6 novembre, alle 10.30, presso la Torre Sant’Angelo a Lido Sant’Angelo, nel comune di Corigliano-Rossano. L’incontro, dal titolo “Difendiamo la Calabria dal Granchio Blu”, è organizzato dal WWF Calabria Citra e dal WWF Policoro Herakleia in collaborazione con Hydrosynergy, società specializzata nel monitoraggio ambientale e spin-off dell’Università di Bologna.

La proposta progettuale, il cui nome richiama la denominazione scientifica della specie aliena Callinectes sapidus, è stata avanzata dall’Organizzazione aggregata WWF Costa Ionica Lucana e Aree Interne con sede nell’Oasi di Policoro. L’iniziativa si è collocata al secondo posto tra le 41 istanze pervenute nell’ambito del bando della Regione Calabria destinato alla tutela degli habitat e delle specie della Rete Natura 2000.

Nuovi avvistamenti sulla costa crotonese e l’impatto sugli ecosistemi

La diffusione del granchio blu, specie originaria delle coste atlantiche americane giunta nel Mar Mediterraneo attraverso le acque di zavorra delle navi cargo, pone gravi rischi a causa della sua elevata resilienza alle variazioni termiche e di salinità, unita a una spiccata capacità riproduttiva che consente a ogni femmina di deporre fino a due milioni di uova.

«Il granchio blu non è più una questione che riguarda soltanto l’Adriatico. Le segnalazioni scientifiche lungo la costa calabrese si concentrano alle foci dei fiumi e negli specchi d’acqua salmastri, gli stessi ambienti in cui vive una parte importante della biodiversità tutelata dalla Rete Natura 2000. Anche nelle ultime settimane, grazie ai pescatori professionisti, sono stati documentati nuovi esemplari sulla costa crotonese, tra Le Castella e Praialonga», evidenzia il WWF Calabria Citra.

L’impatto della specie invasiva ha già mostrato conseguenze rilevanti in altre aree geografiche. «Nel Delta del Po ha distrutto il novellame di vongole e messo in crisi intere marinerie. Lo Ionio ha ancora margini per evitare quello scenario, ma dobbiamo conoscere per tempo la presenza del granchio blu e seguirne gli spostamenti», rimarca l’associazione ecologista.

Dalla Basilicata alla Sibaritide: la rete di monitoraggio e la lotta alle specie aliene

L’organizzazione lucana ha sviluppato metodologie di tracciamento mediante un precedente intervento finanziato con fondi FEAMP 2014-2020, condotto in sinergia con il Comune di Policoro, Hydrosynergy, il CEA di Bernalda-Metaponto e la cooperativa di pesca Nereide. Tale percorso ha unito l’attività scientifica e le catture sperimentali allo studio dei bacini idrici e all’analisi delle filiere produttive legate alla pesca.

Attraverso il progetto “In-sapidus”, il bagaglio di competenze acquisito viene messo a disposizione della Sibaritide, comparto in cui i settori della pesca professionale e del turismo rappresentano componenti essenziali del tessuto economico. Per strutturare una sorveglianza capillare, il WWF Calabria Citra invita la cittadinanza e gli operatori del mare a inviare eventuali segnalazioni di avvistamento all’ISPRA tramite la casella di posta elettronica alien@isprambiente.it.

Le attività dell’associazione sul territorio calabrese affrontano contestualmente altre criticità legate alle specie alloctone. Nell’ambito del medesimo bando regionale, il WWF Calabria Citra ha ricevuto un finanziamento per il contenimento della Tradescantia fluminensis, pianta infestante individuata lungo il corso del torrente Verri.

«Il principio è lo stesso, in un fiume come in mare: individuare presto una specie invasiva, mapparne la presenza e intervenire prima che si stabilizzi».

L’evento in programma alla Torre Sant’Angelo mira a coinvolgere la comunità locale, le istituzioni e gli operatori marittimi, con un’attenzione specifica rivolta alla marineria di Schiavonea.

«Invitiamo soprattutto i pescatori a partecipare. Chi lavora ogni giorno in mare può intercettare i primi segnali e darci un contributo prezioso. La prevenzione comincia anche dalla loro esperienza», concludono i rappresentanti di WWF Calabria Citra, WWF Policoro e Hydrosynergy.