Si susseguono le manifestazioni di dissenso verso un sistema sanitario, quello calabrese, che fa acqua da tutte le parti. “In Calabria siamo in emergenza assoluta” gridano i manifestanti. “Basta proclami, passino ai fatti”, urlano disperati gli infermieri del pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza.
Oggi davanti alle porte dell’Azienda Sanitaria per esser ricevuti dal commissario dell’AO Giuseppina Panizzoli e per sensibilizzare istituzioni e pubblico sulla delicata situazione creata dall’emergenza Covid 19 nel loro lavoro e per assicurare l’assistenza ai pazienti positivi al Covid-19.
Questa mattina, fanno sapere gli infermieri, all’interno del pronto soccorso stazionavano addirittura 44 pazienti affetti da Coronavirus, in attesa di cure.
“Siamo stanchi dei ritmi dettati dall’emergenza, precettati e nauseati da una politica sanitaria regionale che vieta loro di riprendere le forze per affrontare al meglio la nuova ondata Covid” fanno sapere agli operatori dell’informazione. “Gli spazi preposti ai degenti Covid nel dipartimento di emergenza sono inadeguati ed il personale è esiguo per fornire un’assistenza corrispondente alle loro esigenze sanitarie”.
Il personale del pronto soccorso di Cosenza si mobilita per sensibilizzare le istituzioni regionali, la politica e l’opinione pubblica per difendere la propria salute e la propria sicurezza all’interno del luogo di lavoro, ma non solo. Gli infermieri, infatti, puntano l’attenzione sulla scarsa organizzazione all’interno del PS.
È facile fare i duri e puri sulla pelle degli altri, così i lavoratori del pronto soccorso dicono basta con un’azione di protesta.
La situazione, insomma, non è delle migliori: “Il pronto soccorso dell’ospedale cosentino è già sovraccarico, con percorsi mancanti o inadeguati, creati con quattro sedie e qualche barella, pazienti positivi e negativi ricoverati nello stesso reparto, una scarsa organizzazione che rischia di compromettere la qualità delle cure e dell’assistenza ai pazienti – hanno evidenziato -. E ovviamente è a rischio anche il personale, a causa della scarsa propensione dell’azienda a proteggere gli operatori sanitari, non soltanto con le tute e le maschere ma anche con un monitoraggio continuo con test di screening tampone ed esame sierologico”.
Il rischio è che il sistema collassi per davvero – la nefasta previsione degli infermieri -. Questa volta non c’è l’adrenalina a tenere i corpi in piedi e le menti attive. Gli infermieri e tutti coloro che operano nelle strutture ospedaliere e sanitarie non vogliono essere eroi usa e getta, prima spremuti e poi abbandonati. Vogliono – ribadiscono- solo poter svolgere la loro professione al meglio per i pazienti, senza mettere in pericolo ne loro ne se stessi”.
Il presidio organizzato in modo da rispettare le norme che vietano gli assembramenti.



