Un mese dopo, siamo qui a chiedercelo: a che cosa è servito il sacrificio di Jole Santelli? Avvinti come siamo da una mentalità pragmatista, la tentazione di misurare l’«efficacia» del suo lavoro è pericolosamente forte.
Così – mentre la Calabria ancora è “avvolta” in uno stato di profonda crisi sanitaria ed economica e i lavori della Regione sembrano procedere a stento – l’interrogativo rimane. Pesante come un macigno.
A che cosa è servito l’impegno della governatrice che nonostante la malattia ha proseguito il suo lavoro con dedizione fino all’ultimo giorno? Sicuramente criticata ed avversata, ma sempre lontana dai “lascia perdere”, lontana dai “meglio aspettare domani”, lontana dai “tanto c’è tempo”, lontana dalla fretta a tutti i costi.
Dedizione è proprio decidere di utilizzare ogni goccia possibile di quel tempo per alimentare un flusso di onde, onde che senza di lei stanno diventando uno tsunami dalla violenza inimmaginabile per la nostra regione.



